Wanda

Quattrofermo immagineda Wanda

Il film Wanda di Barbara Loden inaugura la 50Giorni di Cinema a Firenze e il percorso Respect Women.

Prima immagine. Una figurina bianca con una grande testa attraversa il paesaggio sconvolto della Pennsylvania mineraria. Sembra di essere sulla luna tra crateri e materiali scuri di riporto. Quasi ti aspetti gli astronauti con i caschi e le tute spaziali. È anche effetto del chiaroscuro un posgranato tra abiti e paesaggio. Le televisione aveva diffuso così le immagini dei primi passi umani sulla luna. Non siamo, però, sulla luna, ci sono scavatrici e grossi camion che fanno manovra nella polvere di carbone. Incontriamo così Wanda/Barbara Loden. Sembra unapparizione inquietante e un pomagica. Decisamente fuori luogo. Una donna con i bigodini sotto un fazzoletto bianco vestita e calzata in un modo disadatto ad affrontare la durezza del paesaggio attraversato, che non è una campagna ma neanche uno spazio ordinato, organizzato per la vita come anche una brutta periferia può essere. Non è pulito, non è curato anzi porta come ferite, le tracce/stigma dellattività umana.

Il film è già iniziato. Sappiamo che Wanda ha abbandonato marito e bambini, non sono capace con i bambini e nemmeno con la casa. Però porta,obbediente, i bigodini che le fanno la testa così grande in distanza.

È di troppo anche a casa della sorella dove ha trovato temporaneo rifugio. Anche li ci sono bambini da accudire e un marito cui rendere conto di chi si ospita in casa Lui mi odia perché sto qui. In tribunale il marito la accusa di abbandono del tetto coniugale e ha fretta di risposarsi con la giovane donna che ora si prende cura dei bambini. Lei non si difende, vuole solo tagliar corto: Se lui vuole il divorzio, dateglielo! Perde il lavoro, in fabbrica, le annunciano il licenziamento perché è troppo lenta per gli standard di produzione. Anche stavolta nessuna difesa e, apparentemente, nessun rimpianto.

A questo punto, senza lavoro, casa, famiglia, non resta che la strada, partire in autostop senza una meta precisa. Il viaggio, elemento fondante della letteratura e del cinema americano al femminile, non funziona affatto. C’è anche un corrispettivo dello zaino dei road movies ispirati alla beat generation: la grande borsa che dovrebbe contenere quello che la donna ha deciso di portare via dalla precedente vita. Ma si direbbe che non contenga nulla di utile dato che niente ne viene estratto. Comunque il poco denaro che contiene svanirà, rubato in un cinema dove Wanda si è addormentata. Per i personaggi maschili il viaggio è certamente (ma non sempre) una cesura con un vecchio tipo di vita, però, contiene la promessa di nuove forme e possibilità di relazione. Si affronta con determinazione e scelta come affermazione del proprio punto di vista. Per Wanda il punto di vista è sempre quello degli altri, che la guardano anche se non lavedonoper davvero (questo non significa che non ne possano fare comunque un oggetto sessuale) anche in senso propriamente cinematografico lei non ha prospettiva, sguardo e desiderio tranne che in pochissime occasioni.

Se un uomo parte dal suo mondo ne raggiunge un altro. Ma che succede se una donna decide di fuggire dal ruolo che le è stato assegnato dalla società? Marion Meade, nella sua recensione al film, scrive efficacemente E adesso Barbara Loden arriva al cuore del problema che è “dove puoi andare se rifiuti la sola vita che la società ti permette? Quando una donna guadagna la sua libertà, poi che se ne fa? dove può andare? La risposta è: niente e da nessuna parte”. Si direbbe unaffermazione ben poco costruttiva e così fu interpretata dal movimento delle donne che di lì a poco sarebbe nato riservando ai linguaggi visivi e, in primis al cinema, unattenzione particolare. Si volevano eroine, o anche (prevalentemente) antieroine che facessero riferimento ad unmondo comune delle donnee da questo prendessero forza per la rivolta e il cambiamento. Per Barbara Loden tutto questo non esisteva, era davvero una pioniera senza modelli. Personalità come Maya Deren o Germaine Dulac erano da lei lontanissime per tempo e formazione. Non le sono utili nemmeno i modelli del New American Cinema che in quel momento si affermava. Si tiene ben lontana da New York e San Francisco, gira tra Pennsylvania e Connecticut, stati non poi così ricchi di glamour cinematografico. Certo non si allontana troppo da una delle case di Elia Kazan, e questo economicamente significa parecchio, ma la scelta corrisponde bene anche al desiderio di location non saturate dallimmaginario hollywoodiano.

Piuttosto riprende modi e stilemi del documentarismo politico, indipendente per definizione. Una piccolissima squadra: quattro persone, la macchina da presa 16millimetri in mano a Nicholas T. Proferes, collaboratore di Pennebaker ma in proprio documentarista sensibile ed impegnato. Il suo lavoro più noto e premiato (Free at Last) è dedicato a Martin Luther King di cui seguì e filmò lultima campagna attraverso gli States prima che lo uccidessero a Memphis. Riprese sempre molto vicine agli attori, camera a mano, nessun copione ma grande libertà di improvvisazione e, tranne che per il ruolo di Mr Dennis e, naturalmente, per quello di Wanda, attori non professionisti.

Tutto questo costituisce precisamente la forza del film. Loden non accetta per Wanda la definizione dimentalmente disturbatache molti critici le attribuiscono con grande superficialità.

Ammettendo una profonda identificazione con il personaggio afferma, Non è Wanda ad essere sbagliata, è sbagliato il mondo intorno a lei. Dunque non sceglie la rivolta prometeica di un individuo che vince o muore ma descrive con partecipazione interna e grande capacità di comunicazione una condizione che non può essere cambiata da un singolo e neanche da uno solo dei sessi ma necessita di un grande sforzo collettivo, di una presa di coscienza che riguarda uomini e donne. La sua strepitosa interpretazione (ed è davvero tutta sua perché nessuno le dice cosa e come fare) è la commovente testimonianza di una condivisa Linea di condotta femminile che attraversa classi e condizioni sociali fino a comprendere icone del divismo come Marilyn Monroe.

Wanda applica con metodo la resistenza passiva alle traversie e alle aggressioni che la colpiscono.

Cerca di attutire i colpi dicendo che non fanno male, sorridendo quando non ce n’è ragione sempre cercando di disturbare il meno possibile, disposta anche allinvisibilità per essere accettata. Quando il datore di lavoro la licenzia e poi le gira le spalle continuando a fare le sue cose, senza neanche salutarla, lei se ne va dicendo: Grazie! Da non dimenticare che lidea del film nasce da una vicenda di cronaca nera in cui una ragazza (la vera Wanda Goronski), dopo una rapina finita male, aveva ringraziato il giudice che la condannava a venti anni di galera. Perché questo episodio era sembrato a Loden così interessante? Certamente per quello che riguarda il controllo dellansia. La vera Wanda trovava nel carcere, la fine della tensione che certamente aveva caratterizzato la sua vita sino ad allora e probabilmente anche il sollievo di non essere stata uccisa durante la rapina. Loden, però, pone lansia, o la paura di essere scoperte, se vogliamo cambiare nome al sintomo, come conseguenza inevitabile della strategia della passività che fa vivere la condizione femminile in perpetua anestesia. Parlando della propria esperienza dice Ci sono in me molta sofferenza e rabbia repressa, proprio come in Wanda. In un film di Chantal Akermann, un film di qualche anno successivo, Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles si mette in scena la strategia opposta, quella della perfezione irreprensibile nellorganizzazione di una casalinga di Bruxelles Alla fine una frattura casuale nella ripetizione quotidiana degli avvenimenti porta la protagonista, altrettanto alienata e spaventata di Wanda a compiere un omicidio.

Seconda immagine. Unauto parcheggiata nel solito nulla. Un uomo in piedi sul tetto dellauto, agita le braccia per scacciare o affrontare qualcosa che non vediamo ma di cui sentiamo il ronzio. Grande suggestione visiva di un gesto gratuito e non immediatamente comprensibile. Ancora per associazione spontanea: Don Chisciotte che affronta i mulini a vento, ma non con la prosopopea del personaggio di Cervantes che corre entusiasta verso il disastro. La scena nasce per caso. Lo sappiamo da Proferes che lo racconta in unintervista. Al margine del campo in cui stavano girando cerano un uomo e un bambino intenti a far volare un areoplanino giocattolo teleguidato. Barbara Loden li vede e chiede al fidato collaboratore e operatore se poteva farne qualcosa. Il risultato segna il momento di massima sintonia tra i due che sono diventati una coppia anche se lei lo chiama Mr. Dennis e lui non smette mai di ricordarle la sua inadeguatezza. Chi non ha soldi non vale niente. Hai dei capelli tremendi e via brontolando. Daltra parte è stata lei a cercare di entrare in contatto con luomo incontrato in un bar. Sfortunatamente lui non era lì solo per un caffè o un bicchiere di birra ma per vuotare la cassa e quando escono insieme la donna ha indubbiamente accettato un ruolo di complice. Quanto alle armi, che non preoccupano Wanda c’è il racconto di Elia Kazan che riferisce dellambiente working class da cui la Loden proveniva e di come il padre e i fratelli uscissero con le pistole anche per andare al bar la sera. Certo tutto quello che sappiamo della regista lo raccontano gli uomini della sua vita, di lei parla solo questo film che, però, dice tanto, anche che la peggiore violenza non è quella delle armi, almeno non la sola.

Terza immagine. Wanda con indosso il vestitino corto bianco e unacconciatura/cuffia di fiori bianchi in testa. Sembra un abito da sposa ma non lo è. È linizio della fine, Wanda ha finalmente abiti nuovi ma serviranno per una rapina in banca, il colpo grosso che Mr Dennis ha progettato per risolvere la propria esistenza ed anche per dimostrare a suo padre di essere capace di arricchirsi, in un modo o nellaltro, come il sogno americano comanda. Anzi con lintento di sembrare la coppia più normale del mondo lei potrebbe simulare lattesa di un bambino con un cuscino infilato sotto gli abiti. Wanda e Mr Dennis sono ai perfetti antipodi di Bonnie e Clyde. Non sono belli e dannati e soprattutto non sono assolutamente tagliati per il rischioso mestiere del rapinatore. Mr Dennis ha deciso di rapire il direttore della banca per farsene scudo durante la rapina ma resta spiazzato dalla decisa reazione delluomo, che lo metterebbe ko se lincapace Wanda non raccogliesse e impugnasse prontamente una pistola caduta a terra.

Gli abiti sono importanti in questo film anche se non sono costati molto. Li ha prevalentemente procurati il solito Proferes e ciascuno poteva adattarli o proporre integrazioni con altri capi. Però gli abiti di Michael Higgins/Mr Dennis provengono dal guardaroba di Elia Kazan. Sono abiti smessi che Loden ha recuperato e suggeriscono qualcosa. Non è difficile vedere nella preparazione della rapina la scena primaria del cinema: quella tra il regista e la sua attrice. Lui scrive il copione, appunta tempi e fasi del crimine poi fa imparare a memoria la parte allattrice. Per lei è tutto difficile ma lui la chiama per la prima volta per nome e le dice che può farcela. Li vediamo nello specchio. Lei è seduta, lui è alle sue spalle fiducioso e burattinaio contemporaneamente.

Quarta immagine: Wanda tra le braccia di un poliziotto. Lui sembra molto più grande di lei, il colore chiaro della camiciasparaaumentando il volume del braccio. Non è minaccioso, anzi sembra volerla proteggere da un pericolo o dalle brutte cose che potrebbe vedere se andasse oltre.

Occhi stretti nello sforzo di guardare lontano e bocca imbronciata di una bambina che sta per piangere. Ma non piangerà. Non può permettersi di perdere il controllo o meglio in lei scatta automaticamente il meccanismo che associa pericolo e impassibilità. Dicono sia un riflesso dellantichissimocervello rettileche, ad esempio durante incidenti dauto o eventi traumatici daltro genere, salva alcuni da reazioni scomposte e fatali o perde altri immobilizzandoli e impedendo loro di fuggire prontamente.

Di certo Loden si avventura coraggiosamente nei territori ambigui del non detto femminile, della repressione senza parole che facilmente volge in depressione. Rompe le dighe di questa condizione cui è ancora spesso negata o impossibile la parola e lascia fluire libere le immagini che permettono lavvio della riflessione e del discorso.

Barbara Loden ha deciso di modificare significativamente la conclusione della storia di Wanda Goronski non facendo arrestare il suo personaggio. Non ha voluto concederle questo momento faustiano e probabilmente spettacolare. Wanda non è riuscita, neanche questa volta, a svolgere bene il compito che le era stato assegnato. Non arriva in tempo per partecipare alla rapina e quando arriva Mr Dennis è già morto. Noi sappiamo che non è colpa sua e che Mr. Dennis non ha disinnescato lallarme della banca, ma lei non lo sa. Daltra parte il piccolo gangster aveva probabilmente messo in conto il suicidio in caso di fallimento preferendo la morte a un nuovo arresto. Così Wanda si ritrova nelle stesse condizioni in cui lavevamo trovata allinizio del film: non ha denaro, non ha un lavoro, non ha un compagno. Un poliziotto riconosce ad istinto la preda facile ma questa volta si sbaglia: Wanda reagisce, urla, si batte e fugge via. Come in una favola attraversa il bosco (un giardino alberato?) e semina il lupo. La storia è finita. Perfettamente anonima e perfettamente simile alle donne che incontra e che la invitano, lasciamo Wanda ad ascoltare musica in un locale popolare.

Cera una canzone che Joan Baez cantava in quegli anni. Si intitolava, se ricordo bene, There but for Fortune e il ritornello diceva: Ascoltami ragazzo e ti dimostrerò perchè è soltanto per un caso che, al suo posto, non ci siamo tu o io, tu o io.

Maresa DArcangelo