Tutti i premi della 39° edizione del Festival

Premio Sigillo della Pace del Comune di Firenze

XIX edizione

Cinema La Compagnia Mercoledì 8 novembre

ore 21

 

Sigillo della Pace del Comune di Firenze alla Carriera a

Coline Serreau.

Coline Serreau è un’artista globale e poliedrica nell’applicazione dei suoi talenti. È regista, sceneggiatrice, ha coltivato la danza e il trapezio, dirige cori e mette in scena opere liriche. Alcuni dei suoi film hanno segnato la storia del cinema ma anche la storia del costume in Occidente. L’emersione del nuovo femminismo, la rivoluzione sessuale, l’ecologia come oggetto di narrazione e documentazione. Questi film hanno costruito reti di comunicazione e diffusione delle nuove idee, soprattutto favorito il dialogo e la proposta ad un pubblico molto ampio di spettatori di temi erroneamente considerati d’élite che si sono rivelati, rapidamente, fondamentali e universali.

Qualche titolo dalla sua notevole filmografia: Qu’est-ce qu’on attend pour être heureux , Tre uomini e una culla, Romualde & Juliette, La crisi!, Il pianeta verde,   Solutions locales pour un désordre global.

 

Sigillo della pace del Comune di Firenze alla Carriera a

Mariann Lewinsky

 

Mariann Lewinsky è una studiosa e archivista di grande valore che lavora spesso dietro il sipario. Qualche volta esce anche sulla scena delle più importanti manifestazioni dedicate al cinema riscoperto in archivi, cineteche e in ogni altro possibile giacimento inesplorato. È nella direzione e nell’anima del festival bolognese “Il Cinema ritrovato”. La sua attitudine resta, però, quella di una freelance libera da regole e limiti che segue il suo istinto di cercatrice d’oro. Spesso individua filoni sostanziosissimi capaci di aprire nuove strade alla ricerca. Così è avvenuto per i film realizzati da donne prima del 1914 o per i film a colori degli anni ’20 in Unione Sovietica. A Praga ha riscoperto opere date per perdute di Olga Preobrazhenskaja, la mitica autrice del film Le donne di Ryazan, in Svizzera le immagini del viaggio in Oriente di Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach.

Ricostruisce i contesti, culturali, politici e soprattutto cinematografici delle opere di cui cura il restauro affascinando pubblico e critica. Poi torna si tuffa di nuovo nel profondo oceano del cinema passato come scrive, per tornare alla superficie del presente, portando con sé vecchi/nuovissimi e straordinari film.

 

Premi Gilda XI edizione Cinema la Compagnia Domenica 12 novembre ore 21

 

Gilda film: Gipsofila

di Margarida Leitão, Portogallo 2015, 61’

Film a basso costo e alta intensità emozionale. Poetico e rarefatto. Tocca direttamente quella genealogia femminile che tanta parte della letteratura contemporanea ha sviluppato. Tema meno trattato dal cinema. Forse perché non ha, come fondamento, l’azione quanto piuttosto i modi della percezione del mondo, il senso della vita e i canali segreti che trasmettono tutto questo. Unico set lo spazio chiuso della casa della nonna della regista, dove passato e presente convivono. Due donne giocano la loro personale partita fatta di memorie, affetto e ironia.

 

Gilda attrice: Marta Zoffoli

Marta Zoffoli è Graziella nel film Contro l’ordine divino della regista svizzera di origine italiana Petra Biondina Volpe. Il suo personaggio, l’italiana del gruppo di donne che rivendica il diritto di voto è anche un omaggio a tutte le italiane divenute cittadine svizzere. Nel film che presentiamo in Festival offre una bella prova d’attrice in ottima compagnia. Un’abitudine per Marta Zoffoli che l’accompagna da tempo, da quando ha esordito, come bambina prodigio, in teatro, a quattro anni accanto a Domenico Modugno e a cinque anni con Paola Borboni. Il debutto cinematografico avviene a otto anni con I tre fratelli di Francesco Rosi. Poi si è affermata tra cinema e teatro divenendo anche uno dei visi più noti della nostra televisione. È presente nelle prime serie di grande successo Don Matteo, Cronaca Nera, Una donna per amico e più tardi I Cesaroni e Un medico in famiglia. Fa parte del collettivo teatrale Voci nel deserto e Woody Allen ha scritto per lei un ruolo accanto a Roberto Benigni in To Roma with love.

 

 

Gilda doc: Farida Benlyazid e Dounia Benjelloun

 

La più nota regista del cinema marocchino. A un certo punto della sua vita decide di rompere con il ruolo tradizionale, che non contemplava il lavoro delle donne e va a studiare cinema a Parigi alla Scuola Superiore di Studi Cinematografici (ESEC). Rientra in Marocco all’inizio degli anni ’80. Si dedica alla produzione cinematografica e alla sceneggiatura, è anche giornalista e collabora a pubblicazioni come El Mundo, Autrement e Kantara. Alla regia cinematografica affianca un’attività di produzione fondando la Tingitania Films.

I suoi film, che riscuotono successo in tutto il mondo. Rappresentano le donne marocchine in modo complesso e articolato e assolutamente non stereotipato. Le sue protagoniste hanno personalità spiccate e affrontano la vita coraggiosamente. Di certo l’elemento autobiografico ha il suo peso in tutto questo. Farida Benlyazid ha sempre affermato di voler raccontare in modo approfondito e reale il suo paese poco conosciuto nella sua grande cultura e spiritualità e anche nella vita quotidiana di uomini e donne. Proprio per realizzare questa aspirazione ha dedicato il suo più recente e importante lavoro, una serie di preziosi documentari, alla musica e alla cultura amazigh. Di questo progetto, felicemente realizzato, è complice e responsabile la produttrice Dounia Benjelloun, leader di quel cinema internazionale che trova in Marocco partner e spunti artistici e produttivi.

 

Gilda antiviolenza: A Girl of No Importance

di Anya Camilleri, Gran Bretagna, 2017, 15’

Il film A Girl of No Importance affronta l’argomento, purtroppo attualissimo, della tratta delle ragazze dell’Europa dell’Est che, con la promessa di un lavoro sicuro, vengono avviate alla prostituzione nel nostro paese. Ottimo esempio di informazione e denuncia attraverso una fiction concentrata. Non offre appiglio a nessun tipo di facile ottimismo.

 

Gilda alla carriera: Dacia Maraini

 

Scrittrice notissima e amatissima, Dacia Maraini ha anche un posto di rilievo nella storia del cinema, come molti dei più importanti scrittori italiani della sua generazione.

Per questi autori, il rapporto con il cinema è stato fondamentale. A volte, nel passaggio tra scrittura e regia, più spesso attraverso la sceneggiatura, la scrittura, cioè, che fonde ideazione e realizzazione. Naturalmente un libro può solo ispirare un film o diventarne una libera o fedele trasposizione per lo schermo. Per Dacia Maraini tutte le opzioni si realizzano. Oggi, però, possiamo ricostruire meglio il suo rapporto col cinema, per cogliere i momenti in cui ha “segnato il tempo”. Noi possiamo suggerire quello degli inizi del nostro festival, fine anni ‘70, quando la leggerezza del digitale era ancora lontana. Gli artisti utilizzavano il super8 per “prendere appunti in libertà” e i documentaristi il 16 mm. Dacia Maraini offriva, alle molte occasioni di proiezioni militanti, immagini e spunti per far parlare le donne. Si vedevano ovunque Aborto: parlano le donne, Le ragazze del Capoverde, Ritratti di donne africane. Tutti passati in festival a Firenze. Ma quello che preferiamo, di quegli anni, è sicuramente: Mio padre amore mio, scritto e diretto da lei nel 1976. Dacia Maraini è soprattutto scrittrice e la scrittura è il suo tramite fondamentale con il cinema. Ha sceneggiato film importanti per autori formidabili. Ha lavorato con Pasolini, Ferreri, von Trotta, Faenza e altri ancora. Alcune attrici hanno regalato ai suoi personaggi interpretazioni indimenticabili, come Monica Vitti in Teresa la ladra, Hanna Shygulla e Isabelle Huppert in Storia di Piera, Emanuelle Laborit in La lunga vita di Marianna Ucria.

 

Gilda corto

Viaggio a Stoccolma

di Gabriella Rosaleva, Italia, 2017, 15’

Grazia Deledda si reca a Stoccolma, per ricevere il Nobel per la letteratura, accompagnata dal marito-agente letterario. I tre giorni di viaggio in treno sono l’occasione, assai ben scelta, per radicare in un dato di realtà una narrazione lirica e fiabesca. La grande scrittrice rivive episodi del suo passato e dialoga anche con i personaggi delle sue opere.

Bel lavoro della regista Gabriella Rosaleva, che merita un più ampio sviluppo.Ottima anche la squadra tecnico-artistica. La direzione della fotografia è di Giusi Calia e il montaggio di Lucia Cutzu. Grazia Deledda è interpretata da Maddalena Recino. Il film è stato meritoriamente prodotto dal Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari.

Premio della Giuria Alida Valli cinéphiles a

Cédrat, le fruit de la splendeur

Di Izza Genini

MOTIVAZIONE:

Condivide le caratteristiche delle altre opere di Izza Genini che abbiamo visto in questo Festival: grande maestria per regia, fotografia, montaggio, musica.

Cédrat, le fruit de la splendeur è un film di sicuro interesse. Mostra l’interazione fra musulmani ed ebrei, in armonia con la natura felice di un luogo che offre frutti speciali: i cedri perfetti che, amorevolmente curati, intraprendono il loro viaggio superando confini e barriere culturali.

 

Premio della Giuria Anna Magnani studenti

L’ombra della sposa

Di Alessandra Pescetta

MOTIVAZIONI:

L’ombra della sposa indaga su un aspetto mai veramente osservato né compreso della guerra e si ispira ad un passo del romanzo Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. Mette in scena con grande inventiva ed efficacia il dolore e la persistenza degli ultimi pensieri dei marinai e dei soldati morti in mare. Pensieri rivolti alle spose, alle ragazze che li attenderanno inutilmente. Il film è come un concerto che armonizza poesia, musica, volti, oggetti, memoria, mostrando proprio quello che si riteneva fosse impossibile mostrare. Undici minuti di pura emozione.

 

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