Produzione mon amour

Produzione mon amour

La produzione non è più quella che è stata per tanto tempo in Europa, un gioco di soldi che incontra la passione di un autore. Una relazione tra un uomo d’affari e un artista, spesso un’attrice, magari di enorme talento come Sofia Loren e Carlo Ponti, Silvana Mangano e Dino de Laurentis.

Oggi, sono i team produttivi, anche molto piccoli, a seguire e conoscere le regole del gioco, in una fase di grandi movimenti tra Europa e Usa.

Può essere una storia di uomini, produttori-autori come Luc Besson, che per creare i loro film hanno fondato una holding, Front Line, di cui fa parte EuropaCorp, che fattura miliardi di euro ogni anno anche con pubblicità e libri e compra  società televisive, collocandosi appena dietro a Pathé, UGC, Gaumont, società che controllano e posseggono sale. Lui e il suo partner Le Pogam, non ne hanno e quindi hanno seguito il modello degli studi hollywoodiani, dove un film si realizza dalla sceneggiatura alla promozione, purché l’80% del costo sia assicurato dalle vendite televisive e dalle distribuzioni all’estero. Bessson è un uomo molto indaffarato, come si può immaginare, già leggendario, per questa su doppia identità di arte e denaro, che maneggia con audacia e ardore. Anche con parecchie critiche. Lo si accusa di essere troppo americano, di sottoporre l’autorialità al denaro, di essere un business man che ha dimenticato di essere un artista. Lui non ci bada troppo, perché ha molto da fare e perché il suo modello è Spielberg e ci è quasi arrivato ad emularlo.

In Italia, il modello è la Sacher Film, creata da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, produzione e distribuzione, con sala di cinema annessa e connessa ed è l’esatto contrario del modello Besson, ovvero un autore che vuole restare tale e produrre film d’impegno, magari anche di altri.

Le donne ci sono, eccome. Alcune sono molto famose, come Camilla Lackerberg, star del nuovo noir scandinavo, i cui libri sono venduti in 50 Paesi e in 8 milioni di copie. La decisione di diventare produttrice dei suoi romanzi, associandosi alla società svedese TreVànner, è un’avventura dettata dalla delusione per precedenti adattamenti dei suoi romanzi ma con idee chiarissime sugli obiettivi. Camilla vuole rigorosamente casting e ambientazione svedese, non accetta altri giardini, per i delitti di cui pullulano le sue storie, che quelli dei bravi cittadini svedesi.

Quesi sempre, oggi, la qualità e l’armonia delle coproduzioni determina il successo di un film. Perché ora si produce scegliendo i propri partner e decidendo una linea editoriale.

Talvolta è una coppia che dirige.

Corpo celeste, film rivelazione a Cannes 2011 della giovane regista italiana Alice Rohrwacher, è una felice coproduzione tra Rai, Arte Francia e Svizzera.

Jacques Bidou e Marianne Dumoulin, due produttori francesi che conoscevano, per aver condiviso progetti di formazione, il produttore italiano Carlo Cresto-Dina, Tempesta film, si sono entusiasmati per il film  su suggerimento della loro chef-operatrice Hélène Louvart, grande amica anche di Alice. Così il budget del film è molto cresciuto.

Come dire che per la fortuna di un film, sono l’intesa e l’intuizione che tracciano la rotta del denaro.

Talvolta sono due donne.

Nina Kusturica, origine bosniaca, trapiantata a Vienna, dove si è formata all’Università di musica e arti visive, regista di corti, lungometraggi e documentari, ha creato con la sua complice Eva Testor, la società Mobilefilm, a Vienna, impegnata in grandi progetti educativi e d’integrazione culturale, per cui nel 2010 è stata premiata dal governo austriaco. 1

Yael Fogiel e Laetitia Gonzales hanno fondato “Les films du poisson” per non fare “film parigini” ma piuttosto film girati in ogni angolo della terra, possibilmente caldo e interessante, come l’Australia. In cui ha visto la luce l’ultima loro produzione, firmata da Julie Bertuccelli, la regista di cui avevano già prodotto Depuis qu’Otar est parti..Yael e Letitia si erano incontrate sul set di Eric Rochant, una produceva documentari e l’altra era assistente alla regia. Da quando sono partite insieme con la loro società hanno raccolto una moltitudine di premi importanti, tra cui un Cèsar e due Grand Prix a Cannes.

Nadia Turincev e Julie Gayet, “Rouge International”, amano invece i film degli indipendenti americani, che toccano le corde profonde della gente senza per questo diventare didattici.

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