Riflessioni della giuria Premio Valli

Aver fatto parte della giuria di questa importante rassegna è stata per me un esperienza inaspettata e coinvolgente.
Se qualche anno fa quando ancora soffrivo per non poter disporre del tempo come avrei voluto, quando la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita  erano solo sogni,  mai avrei pensato   che c’è un tempo anche per la possibilità e la  soddisfazione  di vedere oltre 30 film in soli 6 giorni ma soprattutto di poterli gustare dal primo all’ultimo, come è stato.
Noi donne facciamo sempre tante cose e difficilmente riusciamo a non prendere più di due-tre impegni contemporaneamente, invece in questa occasione esisteva solo questo, come un impegno al pari del lavoro, della cura di un familiare,  essere puntuale all’orario prestabilito, prendere la scheda di valutazione all’ingresso, entrare in quel  Cinema, sedersi nelle avvolgenti poltrone  dell’Odeon e godersi le proiezioni a tutto  tondo.
Alla fine di ogni film  condividere  con la compagna di giuria, seduta accanto alcune riflessioni su ciò che avevamo visto, che spesso coincidevano con la mia, votare per il film che avevi appena visto e pensare che eri stata anche troppo generosa nel voto, ma del resto erano tutti ben fatti. Le donne registe avevano messo lo stesso impegno in questi film che stavo mettendo anch’io nella valutazione.
Mi è stato chiesto se non mi annoiassi a vedere così tanti film e chi con me ha fatto questa esperienza sa che il livello è stato molto alto, grazie anche alle competenze di chi ha selezionato le pellicole i temi affrontati erano talmente tanto diversi tra loro che  non c’era spazio ne’ per la noia ne’ per la stanchezza ma apprezzamento  per la creatività  delle registe nell’affrontare argomenti che solitamente non troviamo nel cinema dei cosiddetti circuiti ufficiali.
Abbiamo visto film sull’ Africa e il  Kenia  passando  almeno per 20 argomenti tutti
diversi tra loro, argomenti insoliti ed interessanti affrontando temi sociali e la memoria, offrendo  agli spettatori la possibilità di sorprendersi e interessarsi ad argomenti  così tanto orginali.
Sono soddisfatta anche che  il premio Anna Magnani della giuria di cui ho fatto parte  sia  andato a L’infanzia di Orlandino e l’Opera dei Pupi, perché sono da sempre affascinata  dalla magia, dai colori dei pupi siciliani ma non mi sono mai occupata  della difficoltà e della professionale bravura dei pupari,  a rischio estinzione, ci ha regalato uno spaccato della Sicilia che non conoscevo e che mi aiuta a valorizzare ancora di più questa terra ricca di tradizioni.
Mi è piaciuto e sorpreso il film corto Contatto che affronta il difficile contatto tra il mondo dei vedenti e dei non-vedenti e sono stata attratta dal film documentario di Barbara Cupisti sull’immigrazione un tema questo di cui credevo  di conoscere molto ma attraverso questa pellicola ho scoperto  di non sapere tutto. Naturalmente ciò che vedi  riesce ad aumentare l’ indignazione  come tutte le pellicole che mettono a confronto l’Europa, con occhi sulle  nostre città e le città dei paesi più poveri evidenziano quanto la nostra civiltà sia poco rispettosa delle altre culture e soprattutto delle persone.
Senza volermi soffermare su ogni film devo congratularmi con le organizzatrici per tutto l’insieme dell’evento, perché anche incontrare le registe ogni sera dopo la proiezione e dialogare con loro è stato un arricchimento davvero importante, organizzare la presentazione di libri o l’ascolto di buona musica in quel contesto è stato come prendere respiro ma  un respiro profondo di cui abbiamo tanto bisogno.
Grazie anche del pane e olio che  ogni sera ci avete offerto, insieme alla semplicità di quel cibo c’era l’occasione di conoscersi, di scambiare opinioni, molto più saporite degli anonimi panini che senza il pane e olio avremmo dovuto consumare negli anonimi bar del centro.

Morena Viciani


Ormai è diventata per me una parentesi emotiva  importante quella del Cinema delle Donne , che  riapre   ogni anno uno squarcio di luce  vera su un mondo che sta diventando sempre più opaco.E quindi anche questoanno non sono voluta mancare.  Le proiezioni sono state tutte di grande spessore simbolico e ben si adattavano al titolo dato alla rassegna “Il valore e la speranza”. E` stata una miscellanea di immagini  contraddistinte da un filo conduttore :  interesse ed  emozioni , che  si accendevano  proprio quando faceva buio in sala e lo spettatore si immedesimava in esse.  Che fosse   in bianco e nero o a colori  ogni documentario  raccontava una storia avvincente come quella di Orlandino,che è stata premiata. Poche persone oggi sanno rivolgersi al passato di tradizioni con la tenerezza ma anche con il rispetto che si deve. Un grande plauso va, dunque,  a chi ha voluto tenacemente preservarle dalla dimenticanza. La nostra cultura italiana,  unita da 150 anni, ma così diversa da regione a regione, si fregia di questi piccoli capolavori d`arte ,testimonianze di come  l`Italia, e nello specifico la Sicilia, sappia in questo svelare il suo volto migliore  e riportare  al sacro una cultura popolare spesso sottoposta a giudizi di merito poco corrispondenti al suo effettivo valore. Ben vengano  quindi sotto la  luce dei riflettori queste realtà. E un elogio alla regista che ha saputo coglierla.

Maria Rosaria Crocco


La prima serata si è aperta con  un pezzo fuori concorso del cinema muto degli ani 20.
Sono stati sessanta minuti di puro godimento con  un  capolavoro da cineteca; Diana Karenne, è stata interprete perfetta di uno stile “commovente-sentimentale” di cui era ricca la letteratura della  epoca. In quella letteratura, infatti, la figura della donna era quasi sempre semplificata a stereotipo di abnegazione e vittimismo o, viceversa, a stereotipo di seduttivit misteriosa e fatale.
Segue Il Giardino di Anna di Paola Camiciottoli, il primo corto in concorso. Qui la bellezza della fotografia non riesce, a mio parere, a coinvolgere e commuovere realmente. L´esperienza dell´amicizia e della malattia è appannata da una forma intellettualistica che toglie immediatezza a quello che avrebbe potuto essere un tema di grande impatto e coinvolgimento.
Colomba il  lavoro presentato dai ragazzi dell´Istituto Belfiore è un modo per celebrare i 150 anni dell´unita` d´Italia che mostra sensibilità da parte degli studenti( bravi e compresi nei rispettivi ruoli) ed impegno da parte degli adulti che hanno preparato il lavoro, senza però raggiungere quelle forme nuove di sperimentazione che gli autori si erano  probabilmente prefissi.
Jorge a vuelo, il  lavoro  di Silvia Lelli è invece, sempre a mio parere,già diverso e molto più interessante:quell´andare su e giù in motorino a consegnare pizze nel perimetro ristretto ed insieme sconfinato dell´immediata periferia fiorentina cattura lo spettatore con il mostrare  la monotonia e l´anonimato degli enormi palazzi dove vivono indifferenziati clienti in attesa della pizza portata loro da un “fattorino”altrettanto indifferenziato. Eppure il fattorino di questa film, come probabilmente  tutti i giovani che ,ogni sera,solcano le strade delle nostre città con un carico di pizze sul retro del loro motorino, è ben individuato, grazie anche alla bravura della regista,  come una persona viva che ispira simpatia e rispetto  per  la fatica  e l´impegno che mette nello svolgere un lavoro così umile e mal pagato.
Bahati, l´ultimo di questa prima serata è una sorta di favola che ci propone una realtà del continente africano che sembra però la copia di quello che tutti i giorni capita nel nostro paese, ai nostri giovani.  Bahati è un lavoro estremamente semplice e commovente, realistico pur nella sua scelta di usare come “risoluzione alla sfortuna”gli insegnamenti di una specie di strega nera.
Il secondo pomeriggio di proiezioni pone due temi:il primo, il traffico di esseri umani perpetrato dalle organizzazioni criminali e l´altro  la storia di un giovane sacerdote nella Spagna della guerra civile. Collocati  rispettivamente ai giorni nostri e  nel 1936, hanno in comune la capacità di toccare il sentimento dell´indifferenza e quello ,ad esso collegato ,dell´oblio: l´indifferenza rispetto a quello che avviene quotidianamente nelle nostre strade ,spesso sotto i nostri occhi e l´oblio verso cose orrende accadute in un passato ancora recente. In entrambi i casi ci giustifichiamo affermando che non possiamo fare niente, assolvendoci con questo anche dall´obbligo della memoria e dell´indignazione.  È quindi importante sostenere ed apprezzare chi, pur non denunciando purtroppo fatti nuovi o peccando-il secondo film- di un certo “ buonismo”,si sforza di ricordare sopratutto ai giovani le tematiche dell´impegno civile e l´attualità di certi fatti anche se appartenenti al passato.
Sul Rompecabezas vanno assolutamente dette alcune cose: è per me il più bel film fuori concorso, l´attrice è bravissima,il messaggio è positivo e quindi va fatto conoscere nei circuiti.
Anche altri lavori in concorso non sono male e vale per essi quanto detto prima per i films di impegno civile. Any thing you want to be e It happens to us sono veri documenti storici da far conoscere alle nuove generazioni e non soltanto al fine di renderli consapevoli delle faticose battaglie sostenute coraggiosamente in un passato abbastanza recente ma anche per allertarli su tutti i pericoli di ritorno indietro che corriamo. In questo ragionamento rientra anche Tram Mob 8 marzo 2011 raccontando l´origine vera di questa data che nel tempo è diventata una festa di libera uscita annuale fra donne. In quanto a Bachelorette è una intelligente presa in giro delle abitudini e della mentalità perbenista che pervade ancora tanta parte della tecnologica società statunitense.

Giorgia Massi