Mix 2010 – immagini e parole sul Festival Life & Cinema

Mix 2010 – immagini e parole sul Festival Life & Cinema

Qualche pagina per fare il punto sull’edizione 2010 del Festival Internazionale di Cinema e Donne e molte foto da guardare nella sezione fotografica del sito.

Le foto della prima gallery sono state scattate da Laura Miccio, giovane artista fiorentina che, da alcuni anni collabora con il festival e nascono da sensazioni e ed emozioni legate ai protagonisti dell’ edizione Life & Cinema. Per conoscere meglio il lavoro artistico di Laura Miccio visita il suo sito

Le foto della seconda gallery sono del professor Arturo Giannattasio, che da sempre cura la documentazione fotografica e video del Festival di Cinema e Donne di Firenze.

 

Valutazioni, in breve, dell’edizione 2010

Il festival ha registrato un vero e proprio mandato di fiducia da parte delle registe e delle professioniste del cinema italiano e internazionale, che hanno voluto accompagnare e spiegare il loro lavoro, totalizzando 33 presenze su 51 film presentati in 7 giorni.

C’è stato un ottimo successo di pubblico, che ha incrementato la già notevole frequentazione delle proiezioni degli incontri e degli eventi, totalizzando la cifra record di 6000 presenze, grazie ad un programma molto ricco e compatto nella linea editoriale, che ha presentato ogni pomeriggio e in tutte le serate 41 anteprime, tra regionali, italiane e mondiali.

Centrale la presenza dei giovani, sia tra il pubblico, sia come protagonisti dei momenti di riflessione e valutazione. La giuria della seconda edizione del Premio Anna Magnani, infatti, composta di studenti universitari scelti tra Dams e Scienza della Formazione, si è aperta quest’anno alla partecipazione degli allievi delle scuole americane a Firenze. Il lavoro congiunto di una settimana ha permesso un positivo confronto tra i giovani, che ha poi reso più ricco l’incontro con le giovani autrici italiane e straniere

 

Panoramica 2010

La vita nel cinema: Istanbul porta d’Europa

Per un festival quasi tutto dedicato ai giovani non di poteva far di meglio che iniziare presentando il cinema di un paese molto giovane: la Turchia. Certo, la Turchia è un paese antichissimo, ma come altre volte è accaduto nella sua storia, in questo momento rappresenta una forte speranza di modernità in un panorama geo-politico tutto sommato fermo su posizioni rigide e pericolose. Non solo perché, come sottolineavano le autrici turche, la popolazione è anagraficamente giovane e sui set siamo tutti ragazzi, come diceva l’attore Mert Firat, ma perché la Porta dell’ Oriente è naturalmente anche la Porta dell’Europa, a seconda di dove la si inquadra. La Turchia può giocare un ruolo importante nello sforzo di trasformare una latente ma minacciosa “guerra tra le culture” in un incontro tra le culture.

Ambasciatrici di questa cinematografia due anteprime.

In Men on the bridge di Aslı Özge, la regista emergente del nuovo cinema turco racconta la storia di una giovane generazione che vive nella periferia di Istanbul e si sposta in città per lavorare. Il lavoro è quello, precario e non, che si svolge sul ponte tra Asia ed Europa. Aslı Özge segue delle persone eali e ne fa i personaggi del suo film con effetti non neorealistici e non documentaristici riuscendo, con uno stile tutto suo, a pedinare e mostrare senza timore i mondi da cui provengono ed i pensieri che li accompagnano. Questo film, frutto di una regia sicura e appassionata, ha molto impressionato la critica in patria e all’estero e guadagnato numerosi premi e riconoscimenti alla giovane autrice.

Love in another language di Ilksen Bazarir, campione d’incassi in patria, mette in scena una complessa relazione d’amore tra Onur, sordo dalla nascita e Zeynep che lavora in un call center. Nasce da un’idea dell’attore protagonista e cosceneggiatore, Mert Firat. È ispirato a una storia vera, quella di un suo compagno di classe sordomuto. Sicuramente il tema della comunicazione oltre le parole è il cuore del film, che richiama quello dell’eccesso di comunicazione, contrapposto alla scarsità di occasioni in cui si comunica veramente,ascoltando l’altro e cercando di capirlo. Non ultimo, il rapporto dei giovani con il lavoro e la precarietà che spesso lo condiziona. Il tutto trattato con tocco assai lieve e solo sfiorando i toni della commedia.

Ha spiegato Ilksen Bazarir durante l’incontro con il pubblico: Avevamo delle idee molto precise in proposito, Zeynep è una ragazza che lotta per essere rispettata in casa e sul lavoro e non si arrende. Il personaggio di Onur ci mostra quanto la vita sia preziosa attraverso la lotta quotidiana di un ragazzo disabile. Vogliamo che i disabili vivano come gli altri,perché crediamo nella battaglia per inserirli in una quotidianità “normale” e che nessuno debba pagare prezzi per una diversità che è pura apparenza.

La presenza degli ospiti turchi ha animato la serata speciale loro dedicata ma anche molte occasiono d’incontro e comunicazione con pubblico e stampa.

Life & Cinema nella formazione: i Premi “Anna Magnani”

Il Festival di Cinema e Donne di Firenze vede da sempre una nutrita partecipazione di studenti e professori delle Scuole Superiori della città che organizzano giurie, animano incontri, realizzano videointerviste e, in una parola, “vivono il festival dall’interno”. Le Scuole Superiori di Firenze hanno partecipato con gruppi di “giovani critici” che seguivano le proiezioni serali in sala, per poi scrivere recensioni per siti e giornali d’istituto e alcune opere sono state anche oggetto di proiezioni speciali per le scuole.

Le novità hanno però riguardato il rapporto con l’Università e le scuole straniere a Firenze. La settimana/festival rappresenta il clou di un’attività annuale che Laboratorio Immagine Donna coordina con la Facoltà del Dams di Firenze, nella quale si mira a realizzare due obiettivi: quello di far crescere spettatori consapevoli e culturalmente attrezzati alla fruizione critica delle opere cinematografiche e quello della lotta agli stereotipi di genere o, per meglio dire, dell’attenzione positiva ai cambiamenti dei rapporti tra uomini e donne nel nostro paese e nel mondo. Per tutte queste ragioni è stato siglato anche un protocollo di collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Firenze. Sono state formate due giurie composte di studenti italiani e stranieri che hanno scelto e premiato due mediometraggi e due cortometraggi. L’attività delle giurie degli studenti ha contribuito ad accentuare la presenza di un pubblico giovane, che da qualche anno è una delle caratteristiche della manifestazione.

Life & Cinema nell’immagine: il Premio Gilda

Quarta edizione del nuovo premio fiorentino che segnala la poliedricità delle attrici contemporanee, spesso capaci di assumere ruoli diversi all’interno del lavoro del cinema, ma anche di esprimere i loro talenti in diverse forme dell’arte e dello spettacolo. La giuria, in accordo con la direzione del festival, ha dichiarato l’edizione 2010 “speciale” decretando l’attribuzione di un Premio Gilda anche alla regista del film e ha istituito un nuovo Premio “Gilda libro” per segnalare la migliore ricerca sull’attività delle donne nel cinema pubblicata in Italia in forma di saggio. Poiché questo premio nasce dalla relazione tra il festival e il pubblico cinefilo, numeroso e competente, della città di Firenze, il Premio Gilda ha impegnato, nella sua giuria, oltre a critici ed esperti del settore, varie componenti della realtà cittadina, realizzando una giuria trasversale per le diverse esperienze culturali e sociali dei componenti. Gilda come fascino e glamour nell’attrazione fatale che annuncia la dark lady, simbolo intramontabile del divismo hollywoodiano e mito di un cinema che non c’è più, ma fa ancora sognare. Passione maschile, ma anche femminile, per il “grande gioco” dello schermo e per i personaggi “più grandi della vita”. Negli anni il premio è stato dato ad Eleonora Giorgi, Anna Karina, Teresa Saponangelo e Aissa Maiga. Quest’anno a Lara Guirao protagonista di Le stelle inquiete di Emanuela Piovano, ispirato ad un vero episodio della breve vita di Simone Weil. L’attrice francese, musicista, saggista, sceneggiatrice teatrale, ha

affrontato il difficile ruolo con sensibilità e forza interpretativa conferendo alla grande filosofa il necessario magnetismo richiesto dall’approccio originale di Emanuela Piovano. Anche ad Emanuela Piovano, un premio Gilda per la sua attività multiforme di regista, studiosa di storia sociale e storia delle donne, organizzatrice di manifestazioni e rassegne, fondatrice di una casa di produzione e distribuzione indipendente. Il primo “Gilda libro” è stato attribuito alla studiosa e videoartista Matilde Tortora per Le donne nel cinema d’animazione. Edizioni Tunuè.

Life & Cinema la forza della verità: il Sigillo della Pace

Il Sigillo della Pace è il solo riconoscimento ufficiale, nel mondo, per le autrici cinematografiche che realizzano opere di grande valore, testimoniando dalle situazioni caratterizzate da guerra, razzismo ed oppressione sessista e propongono l’incontro e la conoscenza tra le culture come strategia per la risoluzione dei conflitti. Si tratta, infatti, di un premio attribuito non solo ai meriti artistici e quindi al valore estetico – espressivo dei film, ma anche ai temi prescelti e al modo in cui essi vengono affrontati. Esprime una speranza ed indica una strada, quella del dialogo dell’incontro e della collaborazione tra i popoli, considerando centrale il ruolo delle donne, nuove protagoniste nelle comunicazioni di massa. La partecipazione delle donne alla riflessione e all’elaborazione delle immagini del mondo è ormai universalmente considerato un indicatore fondamentale del livello di democrazia. Per questa ragione, si vogliono incoraggiare le donne che operano nelle condizioni più difficili, perché la loro voce possa essere udita e le loro immagini possano essere  diffuse. Il premio è stato creato nell’ambito del Festival Internazionale di Cinema e Donne di Firenze in collaborazione con il Comune di Firenze. Per l’edizione 2009, sono state premiate, per il documentario l’italiana Barbara Cupisti, per Vietato sognare e per il film di finzione la francese Sylvie Verheyde con Stella.

Per l’edizione 2010, XIII Sigillo, di nuovo il Premio per il film narrativo è andato all’autrice francese Roselyne Bosch per il film La rafle, che  ricostruisce l’episodio dimenticato dalla storia ufficiale del rastrellamento degli ebrei parigini, mostrando, dal punto di vista di unbambino, la banalità del male e il coraggio del bene. Il Sigillo della Pace alla carriera è stato assegnato alla produttrice Marina Piperno, prima donna in Italia ad esercitare questa professione e alle soglie del cinquantesimo anno di attività. In suo onore, l’anteprima del film a lei dedicato da Luigi Faccini Storia di una donna amata e di un assassino gentile.

Life & Cinema tra donne, cinema e storia

Storia e cinema è sempre un binomio molto frequentato dal nostro festival, anche perché contiene molte qualità. Permette, com’è logico, di ricostruire momenti chiave della storia del cinema e delle donne come genere e parte incancellabile (anche se spesso effettivamente cancellata) del tutto in cui si snodano le vicende umane. Offre un terreno privilegiato all’espressione della soggettività come memoria e autobiografia. Prende atto, analizza e partecipa dell’uso pubblico della storia attraverso i mezzi di comunicazione di massa che mobilitano, in questo campo, risorse e conoscenze. Naturalmente comporta un cambiamento nell’insegnamento della storia contemporanea, che sempre più spesso si avvale di fonti orali e si accosta alla cinestoria. Dato che la riflessione su questi temi ha prodotto molta teoria, ma la pratica del confronto e della sperimentazione non è ancora adeguatamente diffusa, molti operatori del settore colgono volentieri questa ricca occasione. Quest’anno, sono state proposte sperimentazioni realizzate addirittura da scuole elementari, come Il feroce Saladino, in cui ad un lavoro di analisi su documenti originali e interviste ad anziani, è seguita la produzione di un corto su alcuni avvenimenti della seconda guerra mondiale nella zona di Colfiorito in Umbria. Sono stati presentati lavori delle scuole superiori (Videointerviste sugli anni ’60). Come esempio di ricerca sul campo universitaria è stato proposto Le Barsane, realizzato dalla sociologa Nancy Aluigi Nannini e da Adriana Dadà, docente della Facoltà di Storia dell’Università di Firenze, esempio efficace di riscoperta di una “memoria corale” di fenomeni rimossi come quelli delle migrazioni femminili. Più classico, ma molto apprezzato ( e premiato dalla giuria degli studenti come miglior mediometraggio) Lucie de tous les temps che Julie Perron, giovane regista del Québec, dedica Lucie Aubrac, mito della Resistenza francese. Questa sezione è stata completata da un microseminario sullo stesso tema.

Life & Cinema: sguardi sull’Africa

Il rapporto con le immagini dell’Africa è ormai una costante degli Incontri di Cinema e Donne e anche quest’anno un’ampia sezione è stata offerta agli spettatori che, numerosi, attendono questo appuntamento. Ci sono naturalmente gli studiosi e gli appassionati di cinema, ma ci sono anche i giovani africani che vivono in città, la cui presenza in sala ci conferma la giustezza delle nostre scelte e gli studenti e professori, che partecipano ai progetti di collaborazione con quei paesi, pronti a raccontare esperienze e a confrontare i loro punti di vista con quelli delle autrici. Quest’anno si è imposta all’attenzione la personalità della regista inglese Ingrid Sinclair, che vive e lavora prevalentemente nello Zimbabwe. Ha presentato il film collettivo Africa Is a Woman’s Name, realizzato assieme a Bridget Pickering e Wanjiru Kinyanjui e dedicato a strordinarie donne africane, una donna magistrato del Kenya, una donna d’affari dello Zimbabuwe e una direttrice di scuola sudafricana. Gli sguardi sull’Africa sono stati tutti caratterizzati dalla positività delle immagini proposte, che non si concentravano sui problemi quanto sulle proposte e pratiche per la loro risoluzione. Nella stessa direzione, procede Taking root di Alan Dater e Lisa Merton. I due filmaker indipendenti americani ci hanno fatto conoscere, con il loro film, accolto ottimamente dal pubblico, le lotte e i risultati ottenuti dal Premio Nobel Wangari Maathai, nel risanamento della terra del suo paese, il Kenya, da un secolo di deforestazione, garantendo, così, nuove risorse per il sostentamento alle comunità rurali e strumenti di partecipazione attiva per le donne. Molto interesse si è registrato anche per il film Correspondances di Laurence Petit- Jouvet, nato da un progetto di cooperazione tra Francia e Mali e basato sulle “Lettere filmate” tra donne della diaspora maliana che abitano in Francia ed altre che vivono a Bamako e a Kayes in Mali.

Donne extraordinarie nella vita e nel cinema

Del “Potere della felicità” nel cinema delle donne si parlava nell’edizione del Festival dello scorso anno, ma la categoria tende a rendersi permanente. Perché come sarebbe possibile definire altrimenti l’energia vitale e la felicità espressiva dei quattro film del “panorama esordi e novità” che ha entusiasmato il nostro pubblico? Travolgente l’esordio di Sabrina Farji, Eva & Lola, capace di raccontare il dramma giovanile e senile dei desaparecidos con l’energia e la poesia di uno spettacolo di circo acrobatico. Noche transfigurada di Alexia Muiños costruisce una commedia raffinata e intelligente sulla complessità dei rapporti umani e sulla necessità di accettarne l’evoluzione e i cambiamenti. Poi un saggio della potenza del nuovo cinema russo, con la regista Elina Suni e il pluripremiato Veronika will not come, sulla vita pericolosa della scatenata Veronika, ispirata alla storia reale di una donna di successo, editore di un giornale sovietico, incapace anche da vecchia di venire a patti fino in fondo con una realtà sempre troppo stretta per la sua straordinaria vitalità. Ultimo della serie, ma non meno importante, Nina’s Heavenly Delights di Pratibha Parmar, la regista anglo-indiana molto amata dal nostro pubblico, che dopo aver prodotto bellissimo documentario come Warrior’s Mark si cimenta con una commedia musicale in stile Bollywood, che felicemente mette insieme cornamuse scozzesi e ristoranti indiani, scena gay di Glascow e magia dei sentimenti ll’ombra del Thagi Mahal.

Life & Cinema: arrivano le ragazze.

Il cinema delle figlie in Germania.

Grande attenzione, quest’anno per la Germania, soprattutto per le registe della terza generazione, che hanno come maestre, sui set ma anche nelle grandi scuole di cinema, le Filmarbeiterinnen del Nuovo Cinema Tedesco. I risultati cominciano ad essere molto interessanti e si vedono, ad esempio, attraverso i saggi delle allieve della Kunsthochschule für Medien di Colonia, parte di un’ampia sezione dedicata alla recente filmografia di giovani autrici. Sono stati presentati molti cortometraggi originali e ben girati come Der letzte Eremit di Juliane Blothner, Gelb & Pink di Alexandra Schröder e Ins Blaue di Kaija Helweg, When we are in Heaven e Even losing you di Daniela Risch. Tra i lungometraggi, è molto piaciuta l’anteprima di Chi l’ha visto? di Claudia Rorarius, sulla storia di un giovane tedesco,Gianni, che non ha mai conosciuto il padreitaliano e parte per Roma deciso a trovarlo. La discussione finale della giornata tedesca è poi stata approfondita anche in un panel allargato presso il Deutsches Institut di Firenze della domenica mattina.

Vita e Cinema, Donne e Media tra Italia a Germania.

Affollata la tavola rotonda su donne e media, organizzata nella sala incontri del Deutsches Institut. Hanno partecipato alla discussione tutte le autrici presenti nel fine settimana, allievi delle scuole di cinema di Firenze e di alcune facoltà universitarie. Le relazioni introduttive sono state svolte da Rada Bieberstein, dell’Università di Tubinga, Flavia Laviosa, docente al Wellesley College, Usa e Silvana Silvestri, critica cinematografica SNCCI e per il quotidiano Il Manifesto. Hanno poi preso la parola la regista tedesca Kaija Helweg, per quanto riguarda la formazione artistica e professionale in Germania, la regista italiana Emanuela Piovano sul rapporto cinema e media in particolare, ma approfondendo anche il rapporto con le istituzioni e la distribuzione per il cinema di qualità. Marina Piperno è intervenuta sul lavoro della produzione cinematografica e sulla relazione spesso difficile traproduzione e informazione. Tutte le partecipanti si sono, in vari modi e partendo dalla propria esperienza personale, ricollegate al tema centrale della tavola rotonda, giungendo a delineare un quadro piuttosto completo della realtà italiana e tedesca. Hanno moderato il dibattito Maresa D’Arcangelo e Paola Paoli. Si prevede la pubblicazione, certamente sul web e probabilmente a stampa, degli atti della tavola rotonda.

Vita e Cinema d’animazione.

In questi anni l’animazione è finalmente uscita, anche a livello di prodotti grande pubblico, dal ghetto “per bambini e famiglie”. Merito delle “grafic novel” che spesso arrivano sui grandi schermi e della fine del monopolio Disney sui cartoons che in occidente ne aveva fatto, cogliendo senza dubbio grandi risultati, e favolosi incassi,un genere per minorenni. Sarà l’influenza dei giapponesi che trattano con grande rispetto e serietà i loro maestri di “anime”, sarà che le elaborazioni digitali si fanno sempre più raffinate e visivamente soddisfacenti, comunque l’attenzione per il cinema di animazione è molto viva. Lo testimonia bene il lavoro di Matilde Tortora premiato quest’anno in Festival e dedicato appunto alle grandi matite (si fa per dire, dal momento che le animatrici adoperano di tutto, dalla sabbia, all’acqua, alle tecniche delle belle altri alle tecnologie più innovatrici) da Regina Pessoa a Signe Baumane. In festival è stato proposto un programma speciale, dedicato alle animatrici dell’Office National du Film di Montréal, curata da Julie Roy Julie Roy produttrice presso lo studio Animation et Jeunesse dell’ONF. Ha prodotto film molto visti e molto premiati come Mamori di Karl Lemieux (2010), animazione sperimentale proiettata presso il Museo d’Arte Contemporanea di Montréal. È stata anche la produttrice dei film Le noeud cravate (2008) di Jean-François Lévesque, Gran Premio del Cortometraggio nel Festival des Films du Monde di Montréal e Hungu (2008) di Nicolas Brault, Premio al Miglior Cortometraggio d’Animazione nel Palm Springs International ShortFest. Ha selezionato, per Firenze, una scelta di ”bellissimi” con le opere delle più famose autrici canadesi: Marie-Hélène Turcotte, Michèle Cournoyer, Caroline Leaf, Veronika Soul, Marie-Josée Saint-Pierre, Torill Kove, Clorinda Warny e Tali. Di grande qualità anche le autrici italiane. Ursula Ferrara, la cui personale è stata accolta con gran calore dal pubblico, innamorato di quest’artista toscana schiva e ricca di talento. Di grande interesse, l’uso particolarissimo dell’animazione da parte di Rosalba

Vitellaro e Alessandra Viola nel documentario – inchiesta Pietramare e sempre di Rosalba Vitellaro la favola morale Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La casa e il mondo. Giovani documentariste italiane nomadi.

Il nomadismo ha sempre avuto una grande capacità di attrazione per la giovinezza, ma sino a non molto tempo fa era caratterizzato da una cifra decisamente maschile. Certo, ci sono state le grandi viaggiatrici tra Ottocento e Novecento, ma si trattava di personaggi ricchi ed eccentrici, in genere di area anglosassone, o di giornaliste e reporter eccezionali, come Oriana Fallaci, che si potevano contare sulla punta delle dita. Ora le giovani  documentariste italiane vanno dovunque, scegliendo con particolare cura luoghi lontani e situazioni per nulla facili. Non si trasferiscono nei paesi dove amano lavorare, ma vivono spesso con la valigia, o lo zainetto pronto per essere disponibili alle occasioni che possono presentarsi. Questo nomadismo, non di poche né di privilegiate, è un fenomeno europeo, che più facilmente trova risorse per finanziarsi in altri paesi, ma si organizza con tenacia e bravura anche da noi. E’ un aspetto delle nuove professionalità che utilizzano mezzi di ripresa leggeri e intelligente capacità di comunicare e interagire con le altre culture. Rappresentano bene questo tipo di documentarismo la milanese Cosetta Raccagni, che ha presentato il suo Dalle mani ambientato in Cambogia e Lura Cini, che fa conoscere le donne che sulle rive del lago Bunyonyi,  nell’angolo sud-occidentale dell’Uganda inventano nuovi lavori per salvare se stesse e le loro famiglie Creative women of Lake Bunyony. Maria Weber, già abituata ad attraversare le frontiere tra Austria e Italia, nata in Austria, risiede e lavora a Bolzano, dove ha frequentato la Zelig-Film School. Ha filmato, a Nairobi, le difficoltà che si incontrano se si vogliono superare insieme i limiti imposti alla libertà femminile e i pregiudizi tribali (Nairobi love story). Una sicura tendenza, se non al nomadismo, certamente all’incontro con l’altro, l’ha  dimostrata più volte anche una regista esperta e poco conformista come Giuliana Gamba che ha presentato in festival il suo personalissimo viaggio nella musica ribelle del Marocco contemporaneo, Sound of Morocco