Ragazze vincenti

Ragazze vincenti – USA  -

 

Quest’anno parliamo di America. Alla fine, per  i più, il cinema americano è il cinema tout court. Naturalmente, in barba a quello che vanno rivendicando, in ogni occasione, i registi centro e sud del continente nuovo, per cinema americano si intende quello made in Usa. È anche quasi l’unico cinema che si vede in sala nel nostro paese. Digitale e rete ampliano un po’ il panorama, ma la lingua comune della rete è l’inglese e quindi l’accesso dei prodotti americani risulta, comunque, più semplice e diretto. Logico quindi che quanto accade in questa cinematografia sia al centro dell’attenzione e della discussione. Anche per quello che riguarda le donne. Il 2010 ha visto Kathryn Bigelow ricevere il primo Oscar assegnato a una donna per la regia di un film a soggetto  per The Hurt Cocker . Nel 1992 Jodie Forster, in occasione dell’Oscar ricevuto per l’interpretazione dell’agente Clarice Starling che sconfigge il serial killer de Il silenzio degli innocenti, aveva dedicato il suo premio A tutte le donne che hanno lavorato nel cinema prima di me e non hanno avuto le mie stesse possibilità: alle pioniere, alle sopravvissute, alle emarginate. Kathryn Bigelow ha ringraziato soprattutto l’esercito americano per la collaborazione alla buona riuscita di The Hurt Locker che, appunto, è dedicata ai soldati americani inviati in pericolose missione all’estero.

Obbiettivo raggiunto e parità assoluta uomo donna per le registe americane? Oppure spirito dei tempi e ritorno all’ordine di una regista che, pur definendo la scelta giovanile di fare cinema provenendo dalla scena underground di New York Il mio passaggio dall’arte al commercio, aveva sempre realizzato opere provocatorie, e mai troppo allineate?

Probabilmente né l’uno né l’altro. Per rispondere a questa domanda, in modo non banale né superficiale, occorrerà ricostruire il quadro di una situazione presente ma anche passata.

Qualche data può essere utile. Le donne del cinema americano, sono state molte e importanti ma prevalentemente lontane dalla mitica sedia del regista. La pioniera ufficiale è Lois Weber che scrive, dirige e interpreta i suoi film, famosa e ben pagata, ma siamo nel secondo decennio del secolo ed il cinema non è ancora industria. I conti con l’industria li fa, poco dopo, un’attrice, Mary Pickford, che con Douglas Fairbanks e Charlie Chaplin fonda la prima casa di produzione indipendente, la United Artists. Nel frattempo inizia la sua lunghissima carriera anche Anita Loos, sceneggiatrice assai prolifica (come non ricordare Gli uomini preferiscono le bionde e Gli uomini sposano le brune?) che scrive le didascalie di Intolerance per D.W. Griffith. All’inizio degli anni ’30 compare la seconda regista del cinema classico Hollywoodiano Dorothy Arzner, il suo primo film è del 1929 (Fashions for Women). Da allora la sua mise in giacca, cravatta e borsalino sarà la più accreditata certificazione della stranezza e della necessità di mimetizzarsi, nell’esercizio di una professione solo maschile, da parte di una donna nel cinema americano.

Negli anni ’40, in posizione del tutto estranea ai circuiti commerciali, compare Maya Deren. Di origine russa è autrice di Meshes in the Afternoon. Fortissima personalità, teorica del cinema, critica e grande organizzatrice culturale, farà da trait d’union con il contemporaneo cinema d’arte europeo divenendo un mito dell’avanguardia cinematografica americana degli anni ’50 e ’60. Negli anni ’50 abbiamo la terza e ultima, regista professionista. È Ida Lupino, bellissima attrice oltre che regista in proprio. Lavorerà in entrambi i ruoli a lungo. Fonda anche la sua casa di produzione: la Filmakers. Sono le attrici, soprattutto, a segnare i tempi (Marilyn Monroe e Audrey Hepburn, per citare qualcuna delle grandi dive) forniscono modelli da imitare diffondendo mode e American Way of Life.

Nel 1968 Katharine Hepburn e Barbra Streisand vincono l’Oscar ex aequo per la miglior attrice. Il modello sta cambiando, Hepburn è il simbolo dell’emancipazione e Streisand di una battagliera liberazione che è diventata movimento di massa. Molte donne esordiscono approfittando delle occasioni off Hollywood che il nuovo cinema indipendente offre. Barbra Streisand, da parte sua, diverrà dopo poco regista e produttrice dei suoi film.

Il 1977 vedrà il primo Oscar assegnato ad una documentarista portavoce del movimento, Barbara Kopple, per un incredibile documentario sulla lotta dei minatori dei monti Appalachi con scontri a fuoco e partecipazione corale: Arlan County.

Nel ’78 Jane Fonda autoproduce Tornando a casa e vince l’Oscar, mentre nel 1979 esce sugli schermi Alien in cui Sigourney Weaver interpreta la prima eroina soldato spaziale, in lotta con il male assoluto, in un film di fantascienza. Nell’anno del secondo Oscar di Jodie Forster (il già citato Il silenzio degli innocenti) l’Oscar per la miglior sceneggiatura è per Callie Khouri, con Thelma e Louise. Lei è indiana, certo, ma le protagoniste sono Susan Sarandon e Geena Davis e il modello cambia ancora. Qualcuno cita come fonte d’ispirazione per le protagoniste di Thelma e Louise un film del 1971 che Ridley Scott diceva di avere amato, Wanda, di Barbara Loden. Ci sono sempre più registe professionali tra le americane e ancora più donne che lavorano nell’audiovisivo, in generale ricoprendo molti ruoli, tra cui quello della regia. Proliferano le associazioni professionali, alcune molto potenti, nascono case di distribuzione, che accanto ai film di donne americane presentano in catalogo film provenienti da tutto il mondo, nascono riviste e corsi di studio universitari dedicati a donne e cinema. Ci sono donne in posti chiave della produzione industriale, in grado di fare lobby con le attrici passate dietro la macchina da presa e si nomina, nel gossip, la “mafia rosa”. Nel frattempo la fine del secolo vede riapparire, con nuove caratteristiche il modello della Dark lady e le dive tutto sesso (ad esempio, Sharon Stone e la prima versione di Madonna).

 

Poi arriva il nuovo millennio e inizia un’altra storia. Quella su cui indagheremo quest’anno con riflessioni di studiose italiane e americane e film, ma soprattutto assieme alle protagoniste di una delle più longeve e sorprendenti storie di “Ragazze vincenti” attive tra produzione e distribuzione florida e, più che mai, indipendente.