Che vento tira

IL VALORE E LA SPERANZA Presentazione

Il tema scelto dall’edizione di quest’anno del Festival Internazionale Cinema e Donne apre una serie di riflessioni. Sul ruolo della donna nella società, sul cammino fatto nel riconoscimento dei diritti, sulle battaglie vinte e quelle ancora da iniziare “Il Valore e la Speranza” è il tema giusto nell’anno delle meravigliose donne dell’Africa. Tre Premi Nobel che hanno trovato il coraggio di lottare contro la guerra e che vogliono far ritrovare un po’ di pace alle loro terre martoriate. La speranza di cambiare c’è. E non dobbiamo mai perderla, soprattutto noi italiane che stiamo subendo  ancora una volta lo svilente tentativo di ancorare la figura femminile ad un mero oggetto.

Il Festival Cinema e Donne, che si inserisce nella rassegna 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze, ha lo straordinario merito di mostrare la nostra parte migliore, quella dell’impegno civile e quella, più silenziosa ma fondamentale, di madri e lavoratrici.

Ecco perché la Regione Toscana sostiene questo evento, perché siamo convinti che diffondendo prodotti di qualità, spesso legati alla cinematografia indipendente e lontani dall’appiattimento delle grandi produzioni di massa, la nostra società può migliorare e aprirsi a culture diverse.

Cristina Scaletti Assessore alla Cultura, Turismo e Commercio- Regione Toscana

IL VALORE E LA SPERANZA   In sintesi

Il valore e la speranza- 33° Cinema e Donne

Quanto vale al cinema il lavoro delle donne? Cosa sperano, desiderano, prefigurano con i loro film le donne (ancora troppo poche, perché la loro presenza sia percepita e messa in grado di funzionare come grande risorsa, ma in crescita costante nel pianeta) che accedono ai mezzi della comunicazione di massa?
Qual è il valore aggiunto e quindi la speranza che offrono alla crisi globale di cui il cinema è specchio ma anche soluzione dei problemi urgenti che si pongono?
Queste erano le domande attorno alle quali ruotava tutta la struttura pratica e teorica della 33a edizione degli Incontri Internazionali di Cinema e Donne.
Non a caso, abbiamo cominciato con l’Africa, in cui da alcuni decenni è in atto il fenomeno più vasto di valorizzazione della loro presenza antica e modernissima, se non modernizzante in rapporto alla democrazia e all’evoluzione sociale.
Abbiamo scelto, per l’apertura del festival, la regista keniota Wanijru Kinyanjui, con il suo film cult La battaglia dell’albero sacro. Nella serata anche istituzionale, per la presenza dell’Ambasciatrice del Kenya in Italia Josephine Gaita, delle presidenti delle commissioni Pace e Diritti e Pari Opportunità, Susanna Agostini e Federica Giuliani, è stata commemorata il Premio Nobel Wangari Maathai.

Se non ora, adesso delle registe italiane

Sorpresa. Le registe italiane parlano apertamente da autrici donne. È una novità anche se potremmo fare la storia delle donne italiane degli ultimi trent’anni attraverso i film che abbiamo presentato in festival. Fino ad ora pesava, piuttosto, la mancanza reale di una tradizione di regia femminile nel nostro paese, che si traduceva nella netta sensazione di essere fuori posto e nella pratica del silenzio, accompagnata dalla speranza antica di potersi avvicinare alla stanza dei bottoni senza farsi troppo notare. Quante autrici di un unico film negli anni ’80 del’900! Poi: a casa! Che il cinema non è un lavoro da donne!
In qualche modo, tutto questo sembra appartenere al passato. Oggi assistiamo ad una generale ripresa di parola al femminile, di fronte alla crisi epocale che ci coinvolge, coniugando impegno e creatività, come l’associazione delle documentariste toscane Ada e l’associazione romana Maude, presenti in festival.

Il modello americano New Day

ovvero come distribuire in modo diverso, coinvolgendo gli autori e il modello europeo Basis Film
Nato in modo militante 40 anni fa, da 4 filmaker, 3 donne e un uomo, per distribuire il cinema femminista degli anni ‘70, è oggi una Coop che fattura milioni di dollari l’anno e conta 150 soci.
I nostri soci sono responsabili del marketing dei loro film, e ogni membro collabora in una delle aree funzionali della compagnia – management, promozione, acquisizione, finanza e sviluppo web.
My Perestroika, premiato al Sundance Film Festival, il più recente successo della Coop, divertente e appassionante come una storia di finzione, mette insieme conoscenze precise e notazioni buffe nate dalla curiosità infantile per l’“Impero del Male” degli anni ’50 e dalla frequentazione della Russia contemporanea. Ad un New Day cult film, Seeing Red di Julia Reichert e Jim Klein, è stato assegnato il Premio Anna Magnani, dalla giuria formata da studenti universitari di Scienze della Formazione e Dams, per l’efficacia e l’orginalità della ritratto dei comunisti americani dagli anni ‘30 agli anni ‘60 in Usa.
Basis Film Verleih, nata a Berlino 40 anni fa, distribuisce l’opera omnia di Fassbinder e ha nel suo catalogo film di autrici e autori turchi, cileni, greci, contribuendo contemporaneamente alla diffusione di una mentalità multiculturale o come dice la sua direttrice e inventrice, Clara Burckner, di una necessaria ecologia mentale.

Focus su New Day, Basis, Ada e Maude: 40/40

ovvero quali nuove regole per fare cinema con fantasia e tenacia, oggi e soprattutto domani. All’Auditorium al Duomo

Il sacro e il laico

Quest’anno il tema del sacro e del suo rapporto con le forme storiche delle religioni e della laicità, è apparso in almeno tre film molto importanti e molto amati dal pubblico. A testimonianza di universalità dell’attenzione e della carsicità degli affioramenti possiamo far riferimento alla distanza delle culture rappresentate. Il film spagnolo La buena nueva di Helena Taverna, campione d’incassi in Spagna nel 2010, affronta contemporaneamente un periodo cruciale della storia del suo paese e il dilemma della non coincidenza tra i valori (anche propriamente religiosi) dell’individuo e le scelte politiche e sociali dell’istituzione religiosa in cui si riconosce.
La battaglia dell’albero sacro, di Wanijru Kinyanjui, la regista keniota che usa in modo simbolico una leggenda profondamente radicata nel suo Paese, raccontando anche di una liberazione femminile e infine il più recente lavoro della maestra polacca Barbara Sass, W imieniu diabła,(In nome del diavolo) ispirato ad uno scandalo in un convento, in cui nessuno vuole veramente il male che, invece, ampiamente circola.
Uno sguardo d’autrice e prezioso sulla Polonia di ora, in cui l’impegno dei credenti nella vicenda politica ha, a lungo, fatto coincidere spiritualità diffusa e coesione organizzativa serrata attorno alle strutture della Chiesa militante. Ciascuno, a suo modo, inadeguato alle richieste del presente e nessuno in malafede nel cooperare alla trasformazione di un convento in setta.

Una musica nuova

È da qualche anno che la musica catalizza l’attenzione del pubblico e della critica degli Incontri Internazionali di Cinema e Donne di Firenze. Musica cercata e seguita, come veicolo del desiderio e formula perfetta per coniugare il piacere della visione con quello dell’ascolto. Per questo, uno dei punti forti del programma 2011 era dedicato alla musica dei giovani del Nord Africa: l’intenso film marocchino La cinquième corde dell’esordiente, ma già esperta, Selma Bargach. L’altro momento alto dedicato alla musica è stato domenica 9, con la carismatica presenza  e il fado rivisitato e trasformato di Misia, cui è stato assegnato il Premio Gilda dedicato alle interpreti che arrivano al cinema attraversando le varie forme dell’espressione artistica.
Entrambi rafforzati ed onorati dalla presenza dell’Ambasciatore del Portogallo, Fernando di Oliveira Neves, della vice Presidente della Regione, Stella Targetti e della Consigliera culturale del Marocco Leila Meziani.

Protagonismo del pubblico.

Quest’anno, come non mai, la partecipazione del pubblico è stata particolarmente attiva. Gli appuntamenti delle 19.00 in Sala degli Specchi si sono trasformati in veri e propri laboratori. L’idea di presentare “lavori in corso” fiorentini, cinematografici o attinenti al cinema (libri, riflessioni critiche, reportage, ecc) ha coinvolto un gran numero di persone. La formula: 15 minuti di presentazione e un’ora di incontri, poi, ha influito favorevolmente sul tono delle discussioni con le autrici e gli altri ospiti della manifestazione che approfondivano con agio gli argomenti emersi nei più formali incontri in sala oppure riprendevano il tema “primizia” del giorno per fare le loro considerazioni e i loro commenti. Alcune discussioni hanno avuto addirittura prolungamenti extracinema con appuntamenti organizzati in diverse sedi cittadine, universitarie, scolastiche o di associazioni cultura.
Due giurie, Junior e senior, a vedere gli stessi film, la prima composta di studenti  universitari  e la seconda di donne di vari ambiti della cultura fiorentina, per segnare il confronto essenziale tra generazioni come valore e speranza per il cinema in continua evoluzione.

Partnership di sempre, come quella di eccellenza con Angela Caputi e con Unicoop Firenze e nuove di zecca, stimolanti e belle, come quella con l’associazione Toscana-Usa e quella con l’Auditorium al Duomo (Life Beyond Tourism).

Maresa D’Arcangelo e Paola Paoli