Notte di stelle (1991)

Notte di stelle (1991)


Regia, sceneggiatura e fotografia: Luigi M. Faccini

Interpreti: Antonella Taccarelli, Tiziano Giuffrida, Fabio Bussotti
Marina Piperno REIAC Film.
Italia, 1991, 35 mm col., 89’

Dedicato ai ragazzi delle periferie invisibili. Luana ama il rock e l’America, ma il clarinettista dell’orchestrina in cui canta la prende a schiaffi. Lucio impugna costantemente una telecamera Hi in cerca di verità. Carlo, trecce rasta, è un graffitaro appena uscito di galera. L’incontro, casuale, partorisce un sogno: un film su di un piccolo guerriero urbano che si scontra con la violenza del quartiere in cui vive: Tor Bellamonaca. “Struggente e stridente come un blues metropolitano” (Morandini); “Un gospell cinematografico, elegantemente proletario, rispettoso e passionale” (Bo); “Tensione morale che diventa stile acuminato” (Kezich). Menzione Speciale OCIC a Venezia, Targa d’argento Giuseppe Fava del SNGCI, Premio Fiuggi, Nomination Globo d’Oro per l’esordiente Antonella Taccarelli.

Marina Piperno

Non ringrazieremo mai abbastanza Marina Piperno per quello che ha fatto a vantaggio del cinema italiano…

Mino Argentieri, critico cinematografico

Dopo una precoce ed intensa stagione da giornalista per Il Paese di Roma, diretto da Tommaso Smith, partendo dagli sport invernali per arrivare alle cronache cinematografiche e finire ai reportage sulla povertà delle periferie urbane, sceglie il cinema, nel ruolo di produttore, complice una lunga permanenza a New York e studi di regia televisiva. Esordisce con il documentario 16 ottobre 1943 (1961) sulla razzia del ghetto di Roma, dal testo di Giacomo De Benedetti e la regia di Ansano Giannarelli, quando sullo sterminio ebraico era scesa l’ombra della rimozione. Il cortometraggio è di forte impatto e ottiene un grande successo. Nel 1962 fonda la REIAC Film con Giannarelli e Piero Nelli, diventandone amministratore unico. Prima donna italiana a misurarsi con una professione totalmente maschile, dopo i Nastri d’Argento per il mediometraggio Diario di bordo (1967) e per il complesso della sua attività documentaristica (1968), inizia a produrre fiction, sia per il grande schermo che per la Rai, pur mantenendo viva la sua attenzione nei confronti dei temi sociali e politici che fin dall’inizio hanno caratterizzato le sue scelte. Tipico, in questo senso, è il mediometraggio Labanta negro di Piero Nelli che fu proiettato all’ONU quale prova contro le atrocità commesse del colonialismo portoghese in Guinea Bissau, come il documentarismo dedicato ai movimenti di rivolta e di liberazione che fiorirono nel mondo e che accelerarono la decolonizzazione, quando non la provocarono. Negli anni ’60 la produzione della REIAC Film è completamente autofinanziata, poiché il settore documentaristico ha una sola possibilità di recupero dei costi sostenuti attraverso i “premi di qualità” assegnati dal Ministero dello Spettacolo e nella misura di dieci all’anno per i cortometraggi migliori. La REIAC Film li vince quasi sempre, ma ciò non basta a finanziare nuova produzione e a coprire i costi di gestione della struttura societaria. È per questa ragione che il gruppo promotore della REIAC Film decide di avviare una linea produttiva di cinema industriale. Nascono rapporti con la FIAT, con le Ferrovie dello Stato, ENI. Anche in questo settore la REIAC Film consegue riconoscimenti e diventa l’interlocutore audiovisuale di molte aziende importanti. Viene fondata, all’uopo, la Publireiac, con sede a Milano e soci milanesi, che opererà prevalentemente nel settore pubblicitario, producendo “caroselli” per Upim, Facis, Credito Italiano, Splügenbräu, Balestra, Perugina. Alla fine degli anni ’60 viene presa la decisione di perfezionare l’attività audiovisuale della REIAC Film. Nascono la SAV (Società Audiovisivi) e la IRTAV (Istituto di ricerche sulle tecnologie audiovisive), provviste di un comitato scientifico di grande qualificazione. Maturano intanto i rapporti con la Rai della quale la REIAC Film diventa, tra i primi e per molti anni, un partner progettuale ed esecutivo. Dall’intensa collaborazione con la Rai nacquero cicli, inchieste, documentari (sociologici e scientifici), telefilm sperimentali, fiction. Nel dicembre del 1982 fonda la MP srl con la quale produce i film di Luigi Faccini. Tra gli oltre duecento “pezzi” che ha firmato, Marina Piperno ama ricordare: Il bianco e il nero (1966), L’asfalto nella giungla (1966), Noi siamo l’Africa (1966), Dakar è una metropoli (1966), Diario di bordo (1967), Sierra Maestra (1968), Non ho tempo (1971), Immagini vive di Ansano Giannarelli (1974); e la serie Gli uomini della scienza che lo stesso Giannarelli aveva ideato e coordinato, riservandosi la regia di Monge (1977); La traversata di Giuseppe Bellecca (1969); L’Alessandro nelle Indie di Vittorio Sermonti (1970); I vent’anni di tre generazioni di Bellecca e Murgia (1977); Rocco Scotellaro di Maurizio Scaparro (1977); Il Fratello di Massimo Mida (1974); I Cinegiornali della Pace (1962) e La Veritàaaa (1982) di Cesare Zavattini.

Il richiamo (1992) di Claudio Bondì; Sassalbo provincia di Sidney (1982), L’Amiata è anche un fiume (1983), Immaginando cinema (1984), Inganni (1985), C’era una volta gente appassionata (1985), Donna d’ombra (1988), Notte di stelle (1991), Canto per il sangue dimenticato (1997), Giamaica (1998) e Andrea, dicci chi sei (2003), Le mani raccontano (2006), Il pane della memoria (2008) di Luigi Faccini. Produttore indipendente, che ha praticato da sempre la strada dei “prototipi”, Marina Piperno sostiene che solo la specificità nazionale del nostro cinema è garanzia della sua vitalità. Nel 1999 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Sono una ragazza che si arrangia, Ed. Cinque Terre. Nel 2002 il Club degli amici del cinema (Genova) ha dedicato una retrospettiva alla sua produzione cinematografica, dopo il corso che Giampaolo Bernagozzi e il DAMS dedicarono, nel 1978, all’esperienza produttiva della REIAC Film. È membro del Comitato Scientifico dell’associazione culturale E.L.M. Europa Liguria Mediterraneo, fondata dalla parlamentare europea Marta Vincenzi, ora diventata anche Sindaco di Genova. È stata docente del Master in Management per lo Spettacolo presso l’Accademia d’arti e mestieri dello Spettacolo, Teatro della Scala. Attualmente ricopre la carica di Presidente dell’associazione culturale Ippogrifo Liguria, che organizza convegni di vasta risonanza (La Storia come identità, La democrazia è figlia della Resistenza) ed eventi come Gente di Strada, “un riconoscimento a chi si batte contro l’esclusione”, assegnato a don Andrea Gallo nel 2003, a Nevè Shalom-Wahat as Salam nel 2004, oltre a produrre video ed esplicare una consistente attività editoriale attraverso la collana I libri dell’Ippogrifo.

Luigi Faccini nasce a Lerici. Condotto a Roma bambino, si forma in questa città, laureandosi in Economia e Commercio. Si accosta al cinema come critico e scrive per Filmcritica e Nuovi Argomenti. Fonda Cinema&Film, con Aprà, Ponzi, Anchisi, Albano, Martelli, Rispoli e Roncoroni, rivista che, nel 1966, introduce in Italia la semiologia e lo strutturalismo applicati allo studio del film. Pubblicata da Garzanti, aveva quali interlocutori prediletti Pier Paolo Pasolini e Roland Barthes, ma anche Christian Metz e i formalisti russi. Tra i molti influssi: i Cahiers du cinema e Positif, Hollywood e l’underground americano. Dopo una rapida gavetta televisiva, esordisce nella fiction con Il libro bianco (1969), sul “caso Siniawkij-Daniel”, un mediometraggio che ha Giulio Brogi quale protagonista. Il suo primo lungometraggio è Niente meno di più (1970), per gli “Sperimentali” della Rai. Dopo una parentesi nel giornalismo d’assalto (TV-7 e A-Z, un fatto come e perché), è, per due anni, video-ricercatore nell’ospedale psichiatrico di Arezzo, diretto dal basagliano Agostino Pirella (1972-74). Questa esperienza “di ascolto e investigazione”, risulterà profondamente formativa, “madre”, dodici anni dopo, di Inganni, il film ispirato alla vita manicomiale del poeta Dino Campana. Nel 1973 fonda la Filmcoop, una cooperativa di lavoro il cui scopo è garantire la libertà creativa dei suoi soci, tra i quali figurano Gianfranco Albano e, inizialmente, Peter Del Monte e Stefano Roncoroni.

Filmografia

La rocca di Gibilterra (cortometraggio, 1968); Mussolini (cortometraggio, 1968); Il processo alla tappa (cortometraggio, 1968); Tempo d’esami (cortometraggio, 1968); Il libro bianco: caso Siniawskij-Daniel (mediometraggio, 1969); Gli ultimi giorni di Mussolini (mediometraggio, 1969); La puttananna (sceneggiatura ispirata a La Nanna, di Pietro Aretino, 1969); Poeta bambino (cortometraggio, 1969); Autunno sindacale (mediometraggio, 1969); Impariamo ad imparare (mediometraggio, 1969); I sofisti (mediometraggio, 1970); Elio Vittorini (mediometraggio, 1970); Cesare Pavese (mediometraggio, 1970); Corrado Alvaro (mediometraggio, 1970); Franco Fortini (mediometraggio, 1970); Niente meno di più (mediometraggio, 1970); Riforma sanitaria (mediometraggio, 1972); Scuola e famiglia (mediometraggio, 1973); La comunità terapeutica di Arezzo (sceneggiatura, 1973); Romasauro (documentario, 1973); Pescara Jazz (documentario, 1973); Del Greco, pittore (documentario, 1973); Carnemolla, pittore (documentario, 1973); Giotto: Firenze e Assisi (programma TV, 1974); Cosmè Tura (programma TV, 1974); Ferrara: l’urbanistica rinascimentale (programma TV, 1974); Vasco Pratolini (programma TV, 1974); Taranto (programma TV, 1974); Matera (programma TV, 1974); Cassino (programma TV, 1974); Garofano Rosso (1975); Notte mediterranea (sceneggiatura, 1976); Giorgio Amendola: Una scelta di vita (programma TV, 1977); Il comportamento dei bambini (programma TV, 1977); Un autore, una città: Moravia e Roma, Volponi e Urbino, Bernari e Napoli, Testori e Milano, Bassani e Ferrara, Bevilacqua e Parma (programma TV, 1978); Storie allo specchio (programma TV, 1978-1980); Nella città perduta di Sarzana (programma TV, 1979); La nuvola in pantaloni (programma TV, 1980); La Repubblica (programma TV, 1980); Corriere della Sera (programma TV, 1980) Banco, dal vivo (mediometraggio, 1980); Le donne nelle professioni (programma TV, 1981); Sassalbo provincia di Sidney (programma TV, 1981); Prova di voce (programma TV, 1982); L’Amiata è anche un fiume (programma TV, 1983); Immaginando cinema (programma TV, 1984); Poveri a Roma (programma TV, 1984); Sabato ventiquattro maggio (film collettivo, 1984); Addio a Berlinguer (film collettivo, 1984); Inganni (1985); Fontana di Perugina – Duomo di Orvieto – Burri a Città di Castello (programma TV, 1985); Jlia Prigogine (programma TV, 1986); C’era una volta gente appassionata: viaggio nella Resistenza toscana (programma TV, 1986); Donna d’ombra (1988); Villa Glori, viaggio nelle risposte possibili all’AIDS (programma, 1989); Ladro di Voci (Casal del Marmo) (1990); Notte di stelle (1991); Canto per il sangue dimenticato (documentario, 1997); Giamaica (1998); Sguardi (cortometraggio, 2000); Andrea, dicci chi sei (mediometraggio, 2003); Le mani raccontano (mediometraggio, 2006); Il pane della memoria (mediometraggio, 2007); Storia di una donna amata e di un assassino gentile (2009).

banner ad