Sigillo della Pace 2007 a Djamila Sahraoui

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Barakat!

Regia: Djamila Sahraoui – Soggetto e sceneggiatura: Djamila Sahraoui e Cucile Vargaftig – Montaggio: Catherine Gouze – Fotografia: Katell Djian – Musica: Alla – Interpreti: Fettouma Bouamari, Rachida Brakni, Zahir Bouzrar, Malia Belbey, Ahmed Benaissa – Produzione: Les Film d’Ici, Arte France Cinema, Entv Algerine, Bl Prod. Nomadis Images.
Algeria/Francia, 2006, 35 mm col. 94’

barakat4Amel ha trenta anni, è giovane ed entusiasta, è medico al pronto soccorso, nell’ospedale algerino dove lavora anche l’infermiera sessantenne Khadidja. Le due donne si ritrovano coinvolte in un viaggio rocambolesco, alla ricerca del marito di Amel, un giornalista scomparso a causa dei suoi articoli “scomodi”. Sono gli anni ‘90, alla vigilia dello scoppio della violenta guerra civile che ha sconvolto l’Algeria facendo riemergere l’islamismo più radicale e tradizionale: sulle impervie e tortuose stradine di montagna, Khadidja ritrova le astuzie, le riflessioni e le paure del suo passato di combattente contro l’esercito francese. Così inizia Barakat! (Basta!), film premiato anche come Miglior Film Africano dell’Anno, primo lungometraggio della regista Djamila Sahraoui. Nel mio film – ha dichiarato la regista – non volevo mostrare donne imprigionate, asservite, come si vedono spesso nei film algerini, e nemmeno eroine poco reali che negano se stesse in nome della storia. Volevo ritrarre donne in movimento, donne che fanno la loro strada nella vita senza autocompiangersi, senza cercare la compassione del pubblico. Vanno avanti malgrado tutti gli ostacoli. barakat10Vanno avanti, qualsiasi cosa succeda. E non tornano mai nel luogo dal quale sono partite. Un road movie che, oltre ad evidenziare un divario generazionale, è anche la ricerca/scoperta di una solidarietà tra donne che vogliono scrollarsi di dosso un ruolo che sta loro troppo stretto; senza eroismo, senza alcuna retorica né stereotipi, ma spinte da un netto rifiuto ad essere imprigionate tra tradizione ed integralismo e dal desiderio di superare le ostilità interpersonali per approdare ad una consapevolezza più profonda. Attraverso il ritratto poetico ma energico di queste due donne, Djamila Sahraoui trasforma il cinema in un’opportunità per denunciare le discriminazioni, per compiere una ricerca dell’identità di genere, per lanciare – nel meraviglioso finale – un segnale di pace.

Biografia
Djamila Sahraoui è nata in Algeria nel 1950. Laureata in Lettere ad Algeri, nel 1975 si trasferisce in Francia e si diploma in regia e montaggio all’ IDHEC di Parigi. Barakat! È il suo primo lungometraggio a soggetto.

Nei miei film, in genere,faccio molta attenzione alla lingua. In Barakat! Ho optato per il bilinguismo perché mi sembra che corrisponda meglio alla realtà algerina. Naturalmente dipende da chi parla e a chi si parla. Ad esempio, il contadino parla l’arabo-algerino, in realtà un dialetto. Le due donne, istruite, cittadine, piccolo borghesi, padroneggiano il francese e lo usano spesso facilmente. Una ha vissuto la colonizzazione, l’altra ha studiato il francese che utilizza abitualmente per la terminologia professionale medica. Comunque si adattano agli interlocutori in funzione delle situazioni…Non credo che saranno le donne a liberare l’Algeria, è al di sopra delle loro forze. Soprattutto devono liberare se stesse. Liberare il paese è altra cos’ama se già la metà della popolazione vive meglio, siamo sulla buona strada.
Avete riconosciuto nell’ultima scena la citazione da La battaglia d’Algeri? Anche lì le armi uscivano dai panieri delle donne. Nel mio film la protagonista getta la pistola in acqua e dice “basta”.

Filmografia
Houria (1980); Avoir 2000 ans dans les Aurès (documentario, 1990); Prénom Marianne (documentario, 1992); La moitié du ciel d’Allah (documentario, 1996); Algérie, la vie quand même (documentario, 1999); Opération Télé-cités (documentario, 2000); Algérie, la vie toujours (documentario, 2001); Et les arbres poussent en Kabylie (documentario, 2003); Barakat! (2006).