Sigillo della Pace 2007 a Liana Badr

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Le porte sono aperte, qualche volta!

Regia: Liana Badr. Palestina, 42’

Le strade conducono e accompagnano… tranne che in Palestina dove inciampano contro il muro di annessione, i check-point o le porte troppo spesso chiuse. Queste porte che consentono o impediscono il passaggio al di là del muro sono teatro di terribili incidenti, sono divenuti i nuovi monumenti di una vita impossibile.
Una donna prigioniera nella sua casa situata dalla parte sbagliata del muro, ha, ad ore fisse, tre permessi di uscita al giorno. Una famiglia che deve inventarsi mille sotterfugi per coltivare la propria terra: il fattore soffre per la sua fattoria, la contadina racconta come, per i genitori, l’ulivo imprigionato dietro al muro sia il figlio che la famiglia ha perso. Uno studente che la strada ha condotto dritto al check-point e alla morte.
C’è anche il villaggio di Bil’in che continua la sua lotta non violenta contro il muro e contro l’annessione delle proprie terre.

La guerra distrugge la memoria e i suoi simboli, gli affetti sono cancellati e i luoghi irriconoscibili finché tutti si sentono estranei in qualsiasi luogo e l’estraneità, come l’incapacità di comunicare, rendono la vita misera e meno umana. Io sono nata a Gerusalemme ma non sono autorizzata a rientrare in questa città. Le nostre esistenze sono limitate, come rinchiuse in “città di concentramento”. I miei libri, tradotti in molte lingue, circolano liberamente in numerosi paesi del mondo e certamente sono venduti anche a Gerusalemme, ma io non posso passeggiare nella mia città, vedere gli amici, far visita ai parenti. Hanno tagliato le mie radici.
Liana Badr

Biografia
Liana Badr è nata nel 1950 a Gerusalemme ed è cresciuta a Gerico. Dopo l’invasione del 1967 la famiglia è fuggita in Giordania, poi a Beirut dopo il Settembre Nero nel 1970. Ha interrotto gli studi presso l’Università della Giordania, si è poi laureata in Filosofia e Psicologia all’Università araba di Beirut. Dopo l’esodo dei palestinesi dal Libano nel 1982, ha vissuto a Damasco, Tunisi, Amman. È tornata in Palestina nel 1994. Impegnata come volontaria in varie organizzazioni di donne palestinesi, ha collaborato alla rivista Al Hurriyya. Poeta e scrittrice, è stata Responsabile del Dipartimento Cinema e Audiovisivi del Ministero della Cultura Palestinese a Ramallah e redattrice del periodico del ministero: Dafater Thaqafiyya. Ha pubblicato il suo primo racconto a Beirut nel 1979, A compass for the Sunflower. Successivamente racconti, novelle, cinque libri per bambini, una raccolta di poesie e un libro sulla poetessa Fadwa Toquan, The shadow of the spoken words – Dialogue with Fadwa Toquan.
E’ stata l’ urgenza di impegnarsi a difesa del suo popolo e per la libertà delle donne che l’ha portata alla produzione di filmati e video documentari: “Il video arriva in modo più diretto e in tempi più rapidi di un libro”, afferma. Racconta con uno sguardo vibrante i temi che le stanno a cuore, a partire da sé: la vita delle donne imprigionate dal sessismo e dal machismo della guerra, il crimine stesso della guerra, il dramma dell’esodo palestinese. Ritiene la creatività delle donne una risorsa preziosa: Creative Women Forum è il suo impegno di produzione. Nessun compiacimento di violenza e martirio nelle sue immagini, solo narrazione vicina alle cose, alle persone.

Filmografia
Fadwa (2000); L’ulivo (2000); L’uccello verde (2002); Rana’s wedding (di Hany Abu-Assad, sceneggiatura, 2002); Assedio. Diario di una scrittrice (2004); Le porte sono aperte, qualche volta! (2006).