Vogliamo Aanche le Rose

Regia a sceneggiatura: Alina Marazzi – Montaggio: Ilaria Fraioli – Fotografia: Mario Masini – Musica: Ronin – Voci: Anita Caprioli (diario di Anita), Teresa Saponangelo (diario di Teresa), Valentina Carnelutti (diario di Valentina) – Produzione: Mir Cinematografica
Italia, 2007, Digitale col., 84’

Anita, Teresa e Valentina non si sono mai incontrate. Hanno vissuto nell’Italia degli anni sessanta e settanta, in età diverse e in città lontane. Ma le loro storie vere, riportate in diari privati, sono in un’ideale continuità, testimonianza di lotte famigliari e politiche, personali e collettive, per affermare autonomia, identità e diritti in un Paese patriarcale.
Nel 1964, Anita è un’adolescente, ragazza brava di una famiglia bene. È timida e riflessiva. Spesso, di notte, si chiude nella sua stanza e confessa al suo diario tutto il suo senso di inadeguatezza e fragilità. Ci ha invitati la famiglia di sotto: questa sera devo andare per la prima volta a ballare! Ho una fifa maledetta, mal di stomaco eccetera. Quanti anni ho?? Quasi diciassette!! … e invece sono stata coraggiosissima!. Mentre fuori dall’appartamento borghese della Milano bene, i suoi coetanei iniziano a fare esperienza di autonomia e rivolta, lei si chiude e fa i conti con i dettami di una cultura borghese, autoritaria e moralista. Anita vorrebbe scoprire l’amore e il sesso, ma l’educazione che le hanno impartito la blocca inibendole una piena e consapevole esperienza del suo corpo e della sua vita.
Teresa invece l’amore e il sesso li ha già scoperti, e a soli vent’anni è rimasta incinta. Cosa fare? Come gestire una gravidanza indesiderata in una cultura meridionale quale quella della sua famiglia? Per un’altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire. Teresa decide di abortire, e così il diritto per cui si stava battendo insieme alle compagne del collettivo non è più uno slogan ma diventa parte della sua vita, visto che l’aborto nel ’76 è ancora illegale. Lascia il suo paese nel Sud e va a Roma: maestosa, straniante e ora nemica, sfila nelle sue strade rumorose e nei palazzi fitti. Teresa farà esperienza di un aborto clandestino, consumato in una stanza anonima, su di un lettino gelido, da un ginecologo sconosciuto. Riporterà sulle pagine del diario i sentimenti e le riflessioni di una pratica che da lì a poco diventerà un diritto, per lei non più astratto.
Valentina a Roma c’è nata, ci vive e opera da militante femminista, attiva nei circoli e collettivi, ben nota al “Governo Vecchio”. Vive i suoi trent’anni intensamente, mettendo sempre in relazione il “personale con il politico”, cercando di trovare un equilibrio possibile tra le muse del separatismo e una piena e condivisa storia d’amore con un uomo. Una sera è con il suo Francesco, finalmente intimi, ma una telefonata la distoglie: un commando di compagne ha gambizzato un ginecologo. Deve correre, sperando di trovare al ritorno la sua storia d’amore ad aspettarla. Ma Valentina è consapevole che questo grande periodo conflittuale di lotte e passioni. politica e sesso, sta finendo perché, come scrive sul suo diario: Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il ’77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze.
Queste tre donne non si conoscono, ma la loro testimonianza ha una ugual tensione e si muove, inconsapevole, in un’unica direzione: un sommovimento generazionale che ha preso le singole e private concezioni della vita e del mondo e le ha fuse in una visione collettiva e pubblica. I 20 anni che hanno cambiato la vita di ognuno di noi.
Le voci femminili di questo film sono la mia voce. Mi ci ritrovo. Insicura, eppure certa delle mie ragioni. Di più: eccitata dalle mie ragioni. Ritrovo intatto, nel ricordo, il potenziale erotico della discussione, quando sentivi le parole muoversi dentro la testa, cercarsi, fino a comporre pensieri che parevano nuovi di zecca. Ritrovo anche la fatica, il dolore, la paura: si procedeva per salti in avanti, si tagliavano ponti, si distruggevano tradizioni, regole, comodità emotive, si abbattevano muri che, per secoli, avevano ridotto la visuale, ma anche protetto dal freddo. Piccoli gruppi di ragazze e donne animate da una furiosa determinazione: partire da sé per cambiare la propria vita. Cambiare la propria vita per cambiare il mondo. (Lidia Ravera)

Biografia dell’autrice
Alina Marazzi, 1964, vive e lavora a Milano.Regista di documentari, è stata aiuto regista in lungometraggi per il cinema e ha collaborato a progetti di arte e video arte. Con il film Un’ora sola ti vorrei ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali il premio per il miglior documentario al Festival di Torino 2002 e al Newport International Film festival (2003), e la menzione speciale della giuria al Festival di Locarno 2002 e al Festival dei Popoli di Firenze 2002.

Filmografia
Il declino di Milano (mediometraggio, 1992); Mediterraneo, il mare industrializzato (mediometraggio, 1993); Il Ticino è vicino? (mediometraggio, 1995); Ragazzi dentro (mediometraggio per Rai 2, 1997); Il sogno tradito (mediometraggio per Rai 3, 1999); Un’ora sola ti vorrei (2002); Per sempre (2005); Vogliamo anche le rose (2007).

Note della regista
Il film immagina gli eventi narrati nei diari ricorrendo a materiali di repertorio dell’epoca, accostandoli, forzandoli ed esaltandoli in una libera interpretazione che vuole andare al di là della ricostruzione storica per cogliere il più possibile tutta la verità emotiva e esistenziale di cui la storia è fatta. Fotografie, fotoromanzi, filmini di famiglia, inchieste e dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, riprese militanti e private, pubblicità, musiche e animazioni d’epoca e originali, oltre ai tre diari privati, sono la stratificazione visiva e sonora su cui riscrivere una storia del passato recente alla luce di un futuro incerto.
Il racconto si snoda su due linee narrative che si intersecano continuamente tra loro e che costituiscono i poli di una dialettica tra la sfera pubblica e quella privata. Il momento pubblico tende a rappresentare l’evoluzione dei modelli culturali, sociali e politici dominanti, trasformati dalle lotte femministe e civili in materia di aborto, divorzio, contraccezione e violenza sessuale. A definirlo sono i repertori d’archivio pubblici e privati. Il momento privato è garantito da racconti in prima persona, desunti dai diari inediti di tre donne provenienti da ambienti e culture diverse. Le loro storie, intime e personali, sono rappresentative delle esperienze, sofferenze, lotte e cambiamenti che i singoli hanno tentato, supportati dall’umore sociale del tempo e si modellano come esemplari del cambiamento in atto. Sfera pubblica e privata, quindi, dialogano senza soluzione di continuità, fungendo la prima da cornice storico-sociale, la seconda da ingrandimento di un particolare accolto nell’universale.
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal ‘caso italiano’, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione. Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sé, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l’amore, la maternità? Di quanto esigeva il celebre slogan “Vogliamo il pane, ma anche le rose”, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale.