Personale Anita Thacher

I lavori di Anita Thacher ci proiettano in splendenti magici universi, nei quali le nostre noiose nozioni di “realtà” e “percezione” sono sovvertite nel più oltraggioso e piacevole dei modi.
Amos Vogel

I film di Anita Thacher sono esplorazioni surrealiste dei paesaggi interiori, della memoria e del desiderio.
Ann Sargent Wooster

Permanent wave
Regia: Anita Thacher.
USA, 1966, 16 mm col., 3’
Un folletto rosso in forma di donna si muove incessantemente sullo schermo seguendo una musica latina. Si tratta di rielaborazioni di materiale originariamente pornografico, oggetto di decostruzione cinematica e irriverente ricostruzione. Il moto perpetuo di un nudo e di una serie di primi piani creano una rotazione o “onda permanente” che sdrammatizza il tema svelandone le possibilità di gioco innocuo e gioioso.

Manhattan Doorway
Regia: Anita Thacher – Interprete: M. Colbert.
USA, 1968-80, 16 mm col., 2’
Clip metaforica ed efficacissima di un ’68 femminile. Una porta a Manhattan, dice il titolo e la musica rock suggerisce nowhere to run nowhere to hide… Una donna compie esercizi tra sport e danza nel vano di una porta: donna vitruviana che domina lo spazio? Sì, ma anche prigioniera che non riesce a uscire da quello spazio. Nel movimento (montaggio e ripresa) i punti d’appoggio si confondono e si crea un effetto di pericoloso squilibrio.

Back Track
Regia: Anita Thacher, Dennis Oppenheim.
USA, 1969, b/n, 7’
Le mani di un giovane, che qualcuno trascina sulla spiaggia, scavano solchi che variano a seconda della pressione e del movimento. Due misteriosi binari lambiscono il mare. Le tracce nella sabbia variano quando le mani impugnano un pezzo di legno: scrittura primordiale che l’acqua cancella. Il sonoro è dato forse dal rumore amplificato della sabbia smossa o da un altro rumore che crea assonanza mentale con i gesti. Aleggia il ricordo di Maya Deren.

Homage to Magritte
Regia e fotografia: Anita Thacher – Interpreti: Richard Kagle, Musky Albertson.
USA, 1975, 16 mm col., 10’
Nel suo limpido, geometrico e luminoso cinema Anita Thacher non poteva che offrire un omaggio a Magritte, il più falsamente “facile” dei pittori surrealisti, forse il più misterioso e destabilizzante. Una donna si affaccia alla finestra, alle sue spalle uno specchio, lei va via, l’immagine riflessa rimane. L’assurdo entra ed esce dalla finestra. I piani temporali e spaziali si sovrappongono, un uovo cuoce sul mare e le onde incrociano il loro moto. Le nuvole bianche e i cieli blu di Magritte filtrano lo sguardo dell’autrice.

Sea Travels
Regia: Anita Thacher – Musica: Michael Reisman – Interpreti: Kate Lawles, Eleanor Piccozzi, August Vanderbeek, Andrew Cushen, Richard Kagle, Tachina Heart, Banjo.
USA, 1978, 16 mm col., 11’
Henry David Thoreau afferma che i sogni dell’adolescenza hanno un loro linguaggio che l’età adulta dimentica. Anita Thacher recupera quel linguaggio avendo chiaro che nell’inconscio ci si può solo tuffare, così come ci si tuffa nello schermo. Schermo, appunto, trompe-l’œil nel quale nuota una ragazza ma anche un cane. Il mare oggetto d’amore per l’autrice e materia, per definizione inesauribile, si dispone in accuratissime geometrie fatte di incanti e inganni.

The Breakfast Table
Regia: Anita Thacher – Montaggio: Susan Steinberg – Musica: Michael Reisman – Interpreti: Karen Wheeden, Jeffrey Tambor.
USA, 1979, video col., 14’
The breakfast table è una parodia del modo in cui i cartoni animati degli anni Quaranta rappresentavano l’ambiente domestico. Tutto accade attorno al tavolo della colazione dove la banalità è enfatizzata fino a costruire un sarcastico commento alla casalinghitudine. Entrambi i partner si abbandonano alle loro fantasie. Ad esempio lei diviene una vamp, una giocatrice di baseball e una rivoluzionaria. Fantasie private e fantasie collettive in un mondo a due dimensioni. Molto speciale la colonna sonora che riecheggia quella che accompagnava le vignette anni Quaranta tra la moglie affamata di vita e il marito affamato di toast.

Loose Corner
Regia: Anita Thacher – Musica: Micheal Reisman.
USA, 1986, 16 mm col., 10’
L’angolo è quello creato come ambiente per far muovere persone e oggetti che agiscono in maniera estremamente semplice e normale. Le proporzioni però vengono modificate dagli effetti che Anita Thacher crea. Così un bimbo che gioca a palla è sovrastato da un enorme cane nero mentre la pseudo coppia (un uomo e una donna che a volte cooperano nel compiere un movimento o nello spostare un oggetto ma altre volte si ignorano completamente) sembra poter impunemente penetrare gli oggetti o attraversare i muri. Il luogo diventa sempre più inquietante e giustamente la critica ha parlato di Franz Kafka e di Luis Buñuel. Anita Thacher invece, coerentemente al suo minimalismo ed anche alla felicità del suo rapporto con le forme ed i colori, afferma di essersi ispirata ad Alice nello specchio di Lewis Carroll.

Laura Gilpin, An Enduring Grace
Regia: Anita Thacher – Sceneggiatura: Martha A. Sandweiss – Montaggio: John Purcell – Musica: Pat Moffitt Cook.
USA, 1987, col. b/n, 28’
Ritratto straordinario di un personaggio straordinario: Laura Gilpin (1891 – 1979). Fotografa che ha dedicato la maggior parte della sua opera alla natura degli stati del sud ovest e a coloro, in particolar modo ai nativi, che li abitano. L’autrice ha utilizzato un materiale ricchissimo che tra interviste, fotografie, e film d’epoca ci porta dalla New York del primo Novecento dove una ragazza emancipata partecipa al “rinascimento” della città, ai canyon e ai deserti degli indiani d’America.
La capacità tecnica e la sensibilità artistica di Laura Gilpin si accompagnano a grande ironia e inesauribile curiosità.

One Art
Regia: Anita Thacher – Soggetto: Elizabeth Bishop – Musica: Tico daCosta.
USA, 1987, col., 2’
Visualizzazione e reinterpretazione di un testo poetico di Elizabeth Bishop. Il tema dell’abbandono e quindi della fine di un amore viene amplificato a tutti i tipi di abbandono. Da quello dell’infanzia e della perdita dell’innocenza, a quello del viaggio sino all’ultimo degli abbandoni possibili. Prospettive di allontanamento, tracce che fondono binari di treno in scie di navi, fiori e rami di salice creano geometrie di commiato. Il testo è letto da Blythe Danner.

Painted Earth. The Art of the Mimbres Indians
Regia: Anita Thacher e J. J. Brody – Montaggio: Nina Shulman, Nancy Kennedy – Musica: Vito Ricci – Produzione: Black Hat Productions Inc.
USA, 1989, col., 16’
Il documentario è dedicato alle ceramiche prodotte dagli indiani Mimbres vissuti attorno all’anno Mille in New Mexico. Questi materiali sono stati scoperti solamente nel Novecento e presentano decorazioni particolari e molto belle legate alla vita quotidiana e alle credenze dei Mimbres. L’attenzione della Thacher si concentra sulle ciotole decorate all’interno e forate al centro, utilizzate nei sepolcri per coprire il viso dei defunti. Le figure danno effetti diversi a seconda del punto di vista dal quale si guardano e inganni ottici di metamorfosi fondate sull’alternanza di pieno e di vuoto. La filmmaker sfrutta le caratteristiche della pittura per costruire coreografie con i movimenti di macchina, rivelando così le possibilità tridimensionali delle decorazioni.

To the top
Regia: Anita Thacher – Produzione: Black Hat Productions Inc.
USA, 1991, col. b/n, 7’
Il film utilizza sequenze degli anni ’40 e ’50 di gare di trottola, mania che ha preceduto l’hula hop nel predare giochi da bambini per farne tormentoni generazionali. Compaiono giovanotti impomatati e new-dandy, ragazzini compresi nella loro parte di campioncini e soprattutto le incredibili trottoline che stanno nel palmo di una mano e sfrecciano in tutte le direzioni e che, naturalmente, Anita Thacher fa volare mostrando la magia del cinema e l’ironia, dolce e feroce contemporaneamente, con la quale ci narra quegli anni.

Lost/In memoriam
Regia, sceneggiatura, montaggio, fotografia: Anita Thacher – Musica: Robert Aldridge – Produzione: Black Hat Productions Inc.
USA, 2006, col. 16 mm, 7’
Lost/In memoriam è un film non-narrativo le cui immagini si sviluppano seguendo il ritmo e le emozioni della musica. I gesti della vita quotidiana delle donne sono presentati come rituali da onorare e ricordare, generano altre immagini trasformandosi in fiori, alberi, acqua. Mani femminili che svolgono lavori domestici si sovrappongono ad immagini della natura che vive. Le riprese del mondo naturale si intersecano come flusso significante di produzione vitale. Lost/In memoriam è un tributo, un’evocazione di tutte le amiche che ho perso – afferma Anita Thacher – erano tutte particolarmente dotate e ad alcune questo è stato pubblicamente riconosciuto, ad altre no. Ma tutto ciò che hanno dato in vita merita la più alta delle celebrazioni.
«… Credo che questa poetessa che non ha mai scritto una parola e che è stata sepolta presso un crocevia, sia ancora viva. Vive in te e in me e in tante altre donne che non sono qui stasera perché stanno lavando i piatti o mettendo il bambino a letto. Ma lei vive perché i grandi poeti non muoiono sono delle presenze che permangono». (Virginia Woolf)

Documentazione di installazioni

Open House
Greenport, New York. Sulla spiaggia una serie di strutture disegnano sedie e case. Per tre mesi bambini e adulti hanno interagito con l’opera. L’arte non è fatta per i bambini o per gli adulti, ma è irresistibile per entrambi. I bambini prendono sul serio le abitazioni e le completano con la fantasia. Si siedono sulle sedie che non esistono e si affacciano alle finestre. Case palestra e sedie giganti. Gli adulti si fanno fotografare e bussano alla porta. Solidità dell’arte. A dispetto dell’estrema rarefazione delle linee i materiali sono molto solidi. L’autrice fieramente attesta: nessun danno all’opera e nessuno si è fatto male.

Light House
Lincoln Center. New York Film Festival 1981. In uno spazio sopraelevato parete bianca e una poltrona da esterni in una casa di carta con tre finestre e probabilmente di fronte il mare. Una donna (l’attrice Mary Lumetta) si muove, si siede, si alza, prende una scala sale sulla scala, stende un foglio bianco davanti a sé, taglia il foglio e riemerge, si spoglia, si riveste poi vola verso il sole o nello spazio siderale. Luce di una lampada, luce del faro. Campana nella nebbia, gabbiani.

Night Light
Islip Art Museum, sezione staccata presso il Downing College 1998. Linee luminose disegnano case tridimensionali lungo i quattro muri della galleria. Suono di campane. Dietro le case si compone attraversandone le forme uno skyline fantasioso. Una linea continua disegna cappelli, sedie, occhiali e altri oggetti quotidiani. Un pesce e la sua boccia, quasi relitti lasciati dalla marea sulla spiaggia, come anche un treno.

Drawing Rooms
Installazione con corde, fili di lana, plexiglas e colore. A partire da una sintesi visiva della stanza di Van Gogh realizzata con fili di lana e appesa in forma di quadretto ad un muro bianco, due stanze si sovrappongono in modo tridimensionale. Una è vera e l’altra disegnata ancora con fili di lana. Sedie e letto fluttuano nell’aria o si espandono lungo le pareti. Gli spettatori sembrano specchiarsi nella coperta del letto, o si tratta di proiezioni?

Biografia dell’autrice
Anita Thacher vive a New York. È conosciuta per istallazioni multimediali, opere en-plen-aire, cortometraggi e video, dipinti e lavori fotografici. La sua arte esplora i temi della percezione spaziale e personale. Ricordi, infanzia e quotidianità sono i suoi soggetti preferiti. I suoi lavori, pluripremiati, sono stati esposti e proiettati in prestigiose sedi negli Stati Uniti e all’estero. Tra cui il Whitney Museum of American Art, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Getty Museum di Los Angeles, il Chicago Art Institut, la Biennale di Venezia, il Centre Pompidou e il Jerusalem Cinemateque Film Center.

Filmografia
Permanent Wave (cortometraggio, 1968); Manhattan Doorway (cortometraggio, 1968); Back Track (cortometraggio, 1969); (cortometraggio, 1972); Homage to Magritte (cortometraggio, 1975); Sea Travels (cortometraggio, 1978); The Breakfast Table (cortometraggio, 1979); Lighthouse (cortometraggio, 1981); Anteroom (film-istallazione, 1982); Loose Corner (film-istallazione, 1986); Laura Gilpin, An Enduring Grace (documentario, 1987); Tentative Agreements (film-istallazione, 1987); One Art (cortometraggio, 1987); Painted Earth, the Art of the Membres Indians (documentario, 1989); To The Top (cortometraggio, 1991); Houses and Gardens (cortometraggio, 2001); Docking at X (cortometraggio, 2001); Lost/In Memoriam (cortometraggio, 2006)

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