Paris à Tout Prix

Regia: Joséphine N’Dagnou – Sceneggiatura: Jean Pierre Bekolo, Joséphine N’Dagnou – Fotografia: Claude Pountu Nyinyi – Montaggio: Andrée Davanture – Musica: Justin Bowen – Interpreti: Josephine Ndagnou, Serge Uzan, Daniel Nlend, Meji U’Tum’Si, Martin Poulibé – Produzione: Soba Film
Camerun, 2007, 35 mm col, 116’

Suzy è una giovane camerunese che vive in un povero e promiscuo quartiere popolare di Yaoundé. Il suo sogno è andare a Parigi per allontanarsi dalla famiglia e dalla miseria. Così si licenzia dal lavoro che svolge, mette insieme i suoi risparmi e quelli della madre che vende pesce arrosto al mercato, e prova a partire. Seguiamo le sue pericolose avventure. Prova ad attraversare clandestinamente la frontiera che separa il Camerun dalla Guinea Equatoriale. Subisce estorsioni e truffe e viene rispedita dalla polizia al suo Paese. Per procurarsi denaro finisce anche nel mondo della prostituzione. Alla fine riesce a raggiungere davvero Parigi per scoprire che nessuno è contento della sua presenza, che l’Europa non è il paradiso che sognava e non intende in nessun modo darle la chiave per un futuro migliore.

Biografia dell’autrice
Joséphine N’Dagnou inizia la sua carriera come attrice dapprima in televisione negli anni ’90 con i telefilm L’étoile du Nord, Le retraité e Japhet et Jinette. Nel 2005 il suo debutto cinematografico nel film di Jean Pierre Bekolo Les saignantes. Da 17 anni lavora per la CRTV (radio televisione camerunese) e insegna cinema alla Sorbona di Parigi. Paris à tout prix è il suo primo lungometraggio.

Partire ad ogni costo
L’attualità nel mese di agosto non offre granché. In Camerun la politica segna il passo e non ci sono sorprese all’orizzonte. Se vogliamo emozione e sorpresa occorre andare a cercare nelle sale cinematografiche che in questi weekend hanno conosciuto un’affluenza mai vista prima a Douala e a Yaoundé. Qualcosa di simile c’era stata per la proiezione del film di Bassek ba Kobio La grand Blanc de Lambaréné. A cosa si deve l’incontenibile successo di Paris à tout prix? Cos’è che fa accorrere le folle? Non si può certo ignorare una tale mobilitazione generale. La cinematografia camerunense si è arricchita di un’opera nuova. È il titolo del primo lungometraggio di Joséphine N’Dagnou, celebre vedette delle prime serie televisive, quando la si chiamava affettuosamente “Ta Zibi”. Il film che presenta ora rende conto dei compromessi, delle transazioni, degli accomodamenti, dei rischi e delle grandi speranze che spingono i giovani e le ragazze del nostro paese a partire costi quel che costi. Il film vede nel ruolo principale l’attrice stessa che interpreta Suzy, intraprendente e temeraria camerunense piena di contraddizioni. Un tipo di ragazza come ce ne sono non poche nei quartieri popolari che mette insieme buon senso e opportunismo, con principi che possono essere molto elastici quando ci sono in gioco degli interessi. Il suo concetto di moralità somiglia a quello di tanti camerunensi che giustificano qualsiasi cosa pur di farla franca e dar da mangiare alla famiglia. Insomma c’è poco da volare, la vita ti offre quel che può e tu prendi quello che puoi, come puoi. Suzy prende tutto senza discernimento […] È una guerriera dai capelli lunghi e tinti esaltata dall’illusione di un maggior benessere, vuole partire ed è tutto qui.
Douala Camerun La Nouvelle Expression,  20 agosto 2007

La stella del nord
Il pubblico reclamava la mia presenza dopo quindici anni in cui avevo fatto tutt’altro che recitare. Ma non c’era nulla che mi interessasse davvero, quindi ho deciso di scrivere io stessa una sceneggiatura su un argomento che mi coinvolgeva moltissimo. L’idea di Paris à tout prix mi è venuta nel 2005 quando si vedevano le immagini terribili di migliaia di emigrati clandestini al largo delle coste italiane e spagnole e l’assalto alle barriere di confine di Ceuta e Mélilla dove tante persone sono morte. Alla fine ho lavorato alla sceneggiatura insieme a Jean Pierre Bekolo. È stato lui a suggerirmi di chiedere aiuto per i finanziamenti alla radio televisione del Camerun. Il direttore generale me li avrebbe accordati ma non poteva produrre un film così costoso, quindi ha messo a mia disposizione strumenti tecnici e un anno di disponibilità per l’equipe composta da me e da colleghi della televisione. Ho bussato a tutte le porte e molti hanno risposto positivamente. Appena raggiunta la minima cifra necessaria ci siamo buttati in acqua e abbiamo cominciato a nuotare. Abbiamo lavorato a Yaoundé, Limbé e Parigi con mezzi assai modesti ma con grande entusiasmo e partecipazione. Degli attori, pochissimi sono professionisti e il ruolo della protagonista Suzy l’ho interpretato io stessa […] All’inizio degli anni Ottanta ero una ragazzina appassionata di letteratura, di film americani, indiani e cinesi. L’avvento della televisione in Camerun fu una gran cosa e una tentazione. Mio padre non si oppose, anzi mi aiutò. Era un uomo molto colto, aveva capito le opportunità del nuovo mezzo. Per lui era il mestiere dell’avvenire, così mi ha mandato a fare studi di cinema in Francia. Dopo tre anni presso l’Ecole Supérieure de Réalisation Audiovisuelle (ESRA) ho ottenuto il diploma e sono entrata alla Sorbona per completare la mia formazione […] A venticinque anni il regista Daouda Mouchangou mi ha preso come assistente per la serie televisiva Stella del Nord, tratta da un racconto di Gervais Mendo Ze, il direttore generale della televisione camerunense. Mentre facevamo il casting ho proposto al regista per scherzo di assumere io il ruolo principale, quello della bella Ta Zibi. L’ho fatto davvero e per tanto tempo la gente non conosceva il mio vero nome. Mi chiamavano come l’eroina della serie che ha avuto un successo strepitoso. I telefilm si succedevano, ho fatto tre serie e davvero non ne potevo più, la mia vita ne era travolta, una popolarità da far paura, impossibile girare per strada o andare al mercato. Per due anni non sono mai entrata in un mercato. Ho deciso quindi di lavorare alla televisione, ma in altri ruoli, non come attrice. Nel 1992 ho accettato la conduzione del magazine domenicale Tam Tam Weekend. Certamente ero molto favorita dalla mia fama di attrice e questo è stato uno dei fattori che hanno fatto aumentare l’audience della trasmissione, ma credo che sia importante anche la qualità e le motivazioni che vivificano il lavoro televisivo. […] Due anni dopo ho creato Evasion, una trasmissione basata su incontri settimanali tra i giovani delle scuole che entravano in competizione. Abbiamo fatto tre mesi di puntate pilota per lanciare l’idea, poi con un’equipe di 25 persone abbiamo portato Evasion attraverso tutto il Camerun pur senza godere di un appoggio finanziario ufficiale. Non ho mai beneficiato di un giorno di missione pagata per girare queste trasmissioni fuori da Yaoundé. Ho negoziato la vendita dei biglietti d’ingresso alle gare fra studenti per far vivere la trasmissione. Utilizzavo i soldi del mio stipendio per finanziare il progetto. Dormivamo in due o tre persone in camere d’albergo che avremmo pagato solo dopo la messa in onda. […] La sola cosa che rimpiango oggi è che non ci sia più mio padre a godere dei miei risultati. Si chiamava Etienne Pufong, era un insegnante poi è stato sindaco e deputato. Ha cresciuto i suoi 45 figli nella più grande discrezione, mi ha pagato gli studi e io dedico a lui il mio film. Crescere in una famiglia poligamica, per me, è stato più che altro un vantaggio, ho parenti e relazioni ovunque.
Joséphine N’Dagnou