Nana, Mom and Me

Regia e sceneggiatura: Amalie R. Rothschild – Montaggio: Amalie R. Rothschild, Bronwen Sennish – Fotografia: Randolph S. Rothschild – Musica: Randolph S. Rothschild.
USA, 1974, 16 mm col., 47’

Nella vicenda del nuovo femminismo americano ma anche nella rivoluzione del documentario che segnò gli anni Settanta, Nana Mom and Me ha un posto particolare: segna l’incontro tra la pratica femminista del partire da sé e quella del documentario “soggettivo”. Una giovane filmmaker, ma anche un’artista dalla formazione completa e dalla chiara vocazione, si mette in gioco filmando non soltanto le donne della sua famiglia (e già questa era una scelta assai netta), ma precisamente le dinamiche di questa particolarissima operazione filmica. Le difficoltà e i rifiuti non rimangono fuori dallo schermo così come le reazioni, le indecisioni e il coinvolgimento della regista che, ad un certo punto addirittura si duplica con la presenza della sorella, un’altra giovane artista, che ascolta in campo le registrazioni familiari. L’oggetto privilegiato è Nana la nonna, personalità fortissima di donna dedicata alla famiglia, ma di spirito indipendente e piuttosto riluttante ad aprirsi davanti alla macchina da presa. Splendide fotografie degli inizi del Novecento ce la mostrano con le amiche o fieramente in posa con i bambini. Tocca alla mamma, che sembra all’inizio coinvolta per caso, stabilire il contatto tra le due generazioni, quella della nonna matriarca e quella rock e militante della nipote. Si costruisce così una struttura aperta, non cronologica. L’infanzia di Amalie (la regista) si fa spazio grazie ai filmini del padre; la tensione tra desiderio di fuga e desiderio di protezione sembra esprimersi già nelle corse e ritorni di una bambina che sperimenta la sua autonomia.

«[…] Nella sua totale sincerità, nella fiducia di poter stabilire un ponte tra generazioni Nana, Mom and Me è un contributo importante per il cinema biografico e per il documentario contemporaneo.»
Patricia Erenz, Film Library Quarterly

Un’antropologa americana
Abbiamo presentato un gran numero di film dedicati alle storie di famiglia; abbiamo visto utilizzati vecchi filmini e fotografie. La tecnica è più o meno quella del documentario, è raro il caso in cui i film sono realizzati con uno scopo ulteriore – in questo caso ridare senso al passato – e la maggior parte di questi sono poco interessanti. Invece Nana, Mom and Me, realizzato da una filmmaker assai dotata, è un’eccezione. Mette in scena tre generazioni di donne la cui storia diviene una narrazione registrata. Le emozioni così intense e complicate richiedono un pubblico motivato e molto attento a ciò che vede. Siamo di fronte ad un film che parla del fare cinema. Come succede nei mille romanzi in cui il protagonista è lo scrittore stesso, Nana, Mom and Me raggiunge quel particolar tipo di verosimiglianza che traghetta la semi-autenticità del cinema documentario sul piano della vera creatività.
Margaret Mead (A Journal of The American Anthropological Association)

Biografia dell’autrice
Amalie Rothschild ha studiato grafica, fotografia, cinema e produzione video sino alla specializzazione conseguita presso Institute of Film and Television della New York University. Dal ‘68 al ’74, come fotografa freelance ha pubblicato le sue immagini sul New York Times, Newsweek, Time-Life Books Life Magazine, The Village Voice, Rolling Stone, After Dark, Mojo e altri. Negli stessi anni partecipava all’avventura del Filmore East Theatre di New York dove un’intera epoca del rock vedeva la luce sotto la guida del famoso impresario Bill Graham. Aggregata al gruppo del Joshua Ligth Show, specializzato in elaborazioni di immagini, proiezione di filmati durante le performance e magie visive di vario genere, era considerata la fotografa del locale, seppur non ufficialmente. Di certo aveva libero accesso a tutti gli spazi e ritraeva i musicisti in scena e nei momenti più privati. Ha partecipato agli eventi più importanti della rock music sulla East Coast a partire dal Festival di Newport del ’69 al tour degli Who che presentavano la rock-opera Tommy, al concerto dei Rolling Stones al Madison Square Garden al mitico raduno di Woodstock. I suoi scatti hanno immortalato, fra gli altri: Greateful Dead, Bob Dylan Gerry Garcia, Mick Jagger, Janis Joplin, Tina Turner, Ray Charles, Roger Waters, David Gilmor, Joni Mitchell, Jimi Hendrix, Jefferson Airplane. Negli ultimi anni le sono state dedicate molte mostre di grande successo incentrate appunto sulla documentazione fotografica della rock music americana. Le sue foto compaiono nelle più importanti pubblicazioni sulla storia del Rock e in particolare sono raccolte nel suo volume Live at Filmore East: A Photographic Memoir (Acid Test Productions/Thunder’s Mouth Press, 1999).
La sua attività di filmmaker comincia con Woo Who? May Wilson (1969) ritratto di una anticonformista quanto anziana donna americana dal passato casalingo e nel presente ospite del Chelsea Hotel di New York e It Happens to us (1972). Nana, Mom and Me (1974) è stato è stato presentato in moltissimi festival con grande successo ed è tuttora oggetto di studio per la sua particolare struttura.
I suoi interessi fondamentali sono l’analisi del sociale e il profilo degli artisti. Painting the Town: The Illusionistic Murals of Richard Haas (1990) è dedicato all’uso del trompe l’œil come elemento architettonico e sulla trasformazione del paesaggio urbano americano grazie a questa tecnica. Conversation with Willard Van Dyke (1993) è incentrato sull’esperienza e la personalità del grande fotografo (co-fondatore del gruppo f/64), filmmaker (The City; Valley Town) e primo direttore della sezione cinema del Museum of Modern Art (MoMA). Questi ultimi due film, pluripremiati, sono stati acquistati e trasmessi dai canali televisivi di molti paesi e costituiscono una documentazione di rilevante importanza per la storia dell’arte contemporanea. È stata nel 1971 una delle fondatrici e organizzatrici della Cooperativa New Day Films per la auto distribuzione delle opere dei registi indipendenti, impresa avventurosa, pionieristica ma anche di buon successo.
Per la presentazione di personali cinematografiche a lei dedicate, Amalie Rothschild, ha tenuto conferenze e diretto seminari in Nuova Zelanda, Turchia, India, Indonesia, Hong Kong e Cina aumentando di conseguenza il suo patrimonio di immagini fotografiche. Dal 1985 vive tra New York e l’Italia. La sua prima residenza italiana è stata Roma. Attualmente vive a Firenze e sta lavorando a un progetto di lungometraggio sull’esperienza rock americana degli anni Settanta e alla digitalizzazione del suo smisurato archivio fotografico.