Lala, Ma Mère. Le Silence en Heritage

Regia: Catherine Galodé – Produzione: 13 Production.
Francia, 2005, Beta SP col., 67’
Polonia 1942. Un treno che porta a …Majdanek? Treblinka?
Lala salta giù, non ha bagaglio, non ha documenti. Stringe in mano un pacchetto di foto.
Polonia 1997. Catherine, una delle due figlie di Lala, scende dal treno. Porta con sé un pacchetto di foto, vuole provare a distinguere la sua storia da quella di una madre cui somiglia tanto.
Tornerà tre volte in Polonia, andrà fino a New York per incontrare qualcuno si quelli che sono sopravvissuti a quell’epoca tragica. Le piccole foto passeranno di mano in mano incapaci di ricostruire il puzzle della memoria, fino a che giunte in mano al padre di Catherine, riveleranno segreti inimmaginabili.
L’importante era di superare il buio della notte per accorgersi di essere vivi.
L’importante per Catherine Galodé era realizzare questo film.

«Lala, ma mère è un film che mi ha sconvolto. Il tuo modo di filmare, chiedendo piuttosto che indagando, percorre i cammini del nostro dolore, si è così tanto parlato della shoah si è filmato tanto e si è dato pochissimo spazio a quelli che sono sopravvissuti. Era una maledetta scommessa, prendere questa strada. Così hai magnificamente dichiarato il tuo amore per tua madre, per questa Lala dalla splendida umanità. Ci hai mostrato il passato; il ritorno a casa e lo choc di incontrare i suoi nuovi abitanti; la vita che copre la morte. Sei stata capace di porgerci tutto ciò come soltanto un vero poeta riesce a fare»
Pascal Aubier (regista)

«Brava Catherine sei riuscita a evitare tutte le trappole del film di genere»
Bernard Mangiante (regista)

«Il tuo film in primis mi ha distrutto. Il giorno dopo però mi sono svegliato con un senso di pienezza, come resuscitato. Una sensazione che si rinnova ogni volta che penso a Lala, ma mère. Occorrerebbe parlare a lungo di questo film, la struttura è brillante così come il tuo rapporto con l’immagine sullo schermo che emana la sua energia»
François Lunel (regista)

«Lala è un film completamente riuscito. La scrittura è bella, sobria, toccante. Ci rimanda agli interrogativi che noi stessi ci poniamo sulle persone che ci sono care. Sei riuscita ad esprimere l’universalità di questo tema e questo è ciò che caratterizza le grandi opere»
Pomme Meffre (regista)

«Questo film mi ha dato l’impressione di conoscerti da sempre, ti ho sentito vicina. Questa è la sua forza, toccare in ciascuno di noi tutto un vissuto di emozioni comuni: l’amore per la madre, il rapporto col padre e infine la grande questione della nostra identità. È stato un bel momento di condivisione»
Marie Hélène Wetzel (filosofa)

«Ho apprezzato nel tuo film la finezza, la sensibilità e la bellezza. Mi ha stupito la tua capacità di raccontare con grande pudore la storia ritrovata di tua madre. Mi sembrava di ascoltare un’opera musicale composta di ritmo, sequenze, temi che si sviluppano e frammenti che restano sospesi. Vedevo un mondo poetico e tenero malgrado la tragicità della storia che raccontavi e d’un tratto ho capito che stavi innalzando un argomento tutto sommato molto personale e intimo ad un piano universale e facendo questo rischiaravi di una luce umana una pagine più buie della storia recente. Sicuramente hai costruito un’opera magnifica dedicata a tua madre»
Pierre Cox (astrofisico)

«Mi è piaciuta moltissimo la fine, quando ti rivolgi direttamente a Lala per perdonarle ciò che forse lei stessa si è perdonata. C’è una sola ragione per vivere e una sola ragione per morire. Forse non ha avuto più la forza di ricostruirsi ancora una volta la vita. Ho la sua età e capisco benissimo. Ti abbraccio affettuosamente e sono molto fiera che il mio nome figuri su questo film»
Evelyne Kavos (montatrice)

«Trovo davvero grande la coerenza tra stile e storia, questo può essere stato favorito dalla carenza di mezzi e dalla conseguente necessità di filmare rapidamente. La storia di una donna comune che compie personalmente su sua madre non poteva che presentare questa urgenza. Testimoniare una ricerca non oggettiva ma legata alle emozioni di chi la compie. Credo che il piacere, l’emozione dello spettatore siano strettamente legati a questo dato di verità che non permette di sapere tutto, di sciogliere tutto, ma che va all’essenziale. Puoi fidarti del personaggio principale nel quale ti identifichi, sei tu stesso»
Eric Hincelin (fisico)