La Mélomane

Regia: Hejer Charf – Montaggio: – Interprete: Nadine Ltaif (Ishtar) – Produzione: Nadja Productions Inc.
Canada, 2008, col., 5′

Una mussulmana velata ascolta una canzone di Billie Holiday.
La mélomane è un cortometraggio a suo modo militante o per meglio dire è un istant-movie nato dalla necessità di intervenire in un dibattito particolarmente teso sulla questione identitaria in Québec. Una commissione governativa ha raccolto le opinioni dei cittadini sull’immigrazione. Ne sono emersi propositi xenofobi terribili che riguardano soprattutto arabi mussulmani ed ebrei. Altri quattro cortometraggi sono in cantiere per provare a riflettere fuori dagli stereotipi sulla questione della cittadinanza.

Biografia dell’autrice
Hejer Charf è nata in Tunisia e vive tra Montreal e Vancouver. È giornalista, critica cinematografica e consulente di comunicazioni per Canal + e Horizons Tunisia, Direttore artistico delle Giornate Cinematografiche di Cartagine. Ha fondato la Nadja Productions Inc., società di produzione che inizialmente si è occupata di produrre audiovisivi e pubblicità i cui proventi venivano investiti per la produzione di film indipendenti per spostare successivamente l’attività esclusivamente alla produzione cinematografica indipendente.
Ha curato la sceneggiatura dei documentari per la televisione: Carthage 92, le cinéma arabo-africain (1992) e Paroles de Sahariens (1993). Mon corps est de passage, un lavoro di sperimentazione, girato in Tunisia, Canada e Francia. Il soggetto del cortometraggio, solo in parte autobiografico, legava l’erranza deterritorializzata al viaggio iniziatico e costituiva la prima prova di messa in scena della riflessione sui temi del multiculturalismo e del passing. Les passeurs (2003), il suo primo lungometraggio, è stato presentato a Firenze al Festival di Cinema e Donne dove, la Charf ha ricevuto il Sigillo della Pace 2003. Nel 2004 ha girato il documentario Anna Karina. Del 2008 sono i tre cortometraggi The music lover, The arab hand e Tracing my curse. Ha prodotto uno spettacolo musicale di Anna Karina e Philippe Katerine in Quebec e il road-movie Victoria (2008), scritto, diretto e interpretato da Anna Karina con la colonna sonora di Philippe Katerine.
Attualmente sono in produzione i documentari Lebanon(s), what futures? e Arab women in Quebec, sta inoltre lavorando a un lungometraggio a soggetto sulla cultura araba e mussulmana in Quebec.

Sono cineasta perché prima di tutto sono cinéphile. Guardando i film sono diventata una regista. La mia passione per il cinema e il mio mestiere di sceneggiatrice e di regista mi aiutano a sopportare il lavoro difficile della produttrice. A 18 anni ho cominciato a scrivere su temi di cultura e in particolare di cinema sulle pagine del più importante settimanale tunisino in Francia Tunis Hebdo. Non mi hanno mai pagato, ma non riuscivo a smettere di scrivere. I miei grandi registi di riferimento e d’emozione sono stati e saranno per sempre Godard e Pasolini. Il loro cinema mischia finzione e realtà, letteratura, poesia e cinema. I loro film sfuggono alle frontiere dei generi. E a me le frontiere non piacciono. Il cinema è un’arte “enciclopedica” che va dalla musica alla pittura, alla letteratura… al puro pensiero. È nel passaggio da un luogo all’altro che mi sento più completa. Oscillando fra una cultura e un’altra, fra un paese e un altro, fra una città e un’altra, fra una religione e un’altra, fra la realtà e la finzione. Voglio che i miei film siano collocati fra due frontiere, sempre all’imbocco di un’apertura, di una passaggio. Il mio nome è Hejer che pronunciato alla maniera francese è “Et j’erre” che significa “e io girovago”.
Hejer Charf

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