L’Altro Lato dello Specchio (Waraa El Mirate)

Regia: Nadia Cherabi Labidi – Sceneggiatura: Sid Ali Masif – Montaggio: Ali Leylane – Fotografia: Smaïl Lakhdar Hamina – Musica: Redwane Nassri – Interpreti: Rachid Farès, Nassima Shems, Kamel Rouini, Abdelhamid Rabia, Nassima Benmihoub, Driss Chekrouni, Fatima Zohra Mimouni, Hafida Bendiaf, Hadjla Kheladi, Nesredine Amarouayache – Produzione: Procom International.
Algeria, 2007, 35 mm col., 105’

Il lungometraggio di Nadia Cherabi Labidi, presentato agli incontri Films, Femmes Méditerranée di Marsiglia, ha suscitato grande dibattito nel paese d’origine. Descrive lo sgomento di una ragazza madre, Selma, che si trova di colpo scacciata dalla casa paterna e priva di ogni risorsa. Il ruolo è interpretato da un’ottima Nassima Shems. Selma,con in braccio il suo bambino, prende un taxi, guidato da Kamel, un magistrale Rachid Farès. Ad un certo punto la giovane mamma chiede di accostare un momento per comprare qualcosa in un negozio, il tassista l’aspetta inutilmente. L’uomo, che non aveva fatto caso al contenuto del fagotto che la cliente portava con sé, sente un pianto che proviene dal sedile posteriore e scopre il piccolo. Molto turbato, non sapendo cosa fare, porta il bambino a casa sua. Kamel è un bravo ragazzo algerino, lavora insieme ad un amico, di giorno come tassista e di notte con un furgone attrezzato per il soccorso stradale. Vive con la donna che gli ha fatto da madre ma che in realtà ha raccolto lui e altri bambini abbandonati facendone una famiglia inusuale, non ricca ma felice. Il suo sogno è di andare a vivere in Canada e l’arrivo del piccolo sconvolge piani e tranquillità. Kamel è scandalizzato dal comportamento della giovane mamma e la cerca dappertutto per convincerla a riprendersi il bambino. Dal suo punto di vista non può immaginare quali tragici avvenimenti abbiano condizionato la scelta di Selma che, nel frattempo deve affrontare una realtà durissima di emarginazione e concreto rischio. Il film si svolge in uno spazio sociale che è quello dell’Algeria contemporanea ma anche in uno spazio emotivo attraversato da paure, tabù, ingiustizie, violenze e voglia di cambiamento che la finzione scenica fa emergere. Nadia Cherabi Labidi osa parlare con molta libertà dei conflitti familiari proponendo in maniera quasi educativa nuovi modelli. Tutto ciò senza aggredire lo spettatore desideroso di abbandonarsi al piacere della narrazione.

Biografia dell’autrice
Dopo la laurea in Sociologia all’Università di Algeri nel 1977, Nadia Cherabi consegue la seconda laurea e il Dottorato in Studi cinematografici alla Sorbona di Parigi, nel 1984 e nel 1987. Regista e produttrice, insegna Scienza della Comunicazione all’Università di Algeri. È membro della Algerian Women Audio-Visual producers Association.

Filmografia
Fatima and the sea (cortometraggio, co-diretto con M. Laggoune, 1995); Fatima Amaria (cortometraggio, co-diretto con M. Laggoune, 1996); The out cast of Bougie (cortometraggio, co-diretto con M. Laggoune, 1998); The other side of the mirror (2007).

L’altro lato dello specchio di Nadia Cherabi

Un realizzazione classica ma efficace, una buona distribuzione e un tema scottante. Questo è il film di Nadia Cherabi Labidi. Anche la genesi di questo film è piuttosto complicata, c’è stato anche il rischio che non si realizzasse. In origine avrebbe dovuto girarlo Sid Ali Mazif, autore della sceneggiatura. Per problemi di salute, il regista aveva dovuto rinunciare al progetto. Niente di peggio che un film bloccato quando la macchina di produzione si è già messa in moto. Bisogna rendere onore alla produttrice che ha deciso di prendere in mano direttamente la regia. Per Nadia Cherabi si trattava del primo lungometraggio di finzione poiché sino ad allora aveva filmato cortometraggi originali e di qualità.
Il decennio nero del nostro paese ha pesato su tutte le forme espressive e artistiche e certamente la sua influenza negativa continuerà a farsi sentire perché i traumi sono difficili da cancellare per le persone come per le società. L’altro lato dello specchio rappresenta un segnale positivo di inversione di tendenza. Conferma l’inizio di un ritorno del cinema sociale algerino che in altri tempi ha conosciuto il successo popolare e il riconoscimento della critica. Basti pensare a film come Omar Gatlato o Un tetto, una famiglia.
Il bisogno degli spettatori algerini di ritrovare sullo schermo ciò che costituisce la loro “straordinaria vita di tutti i giorni” era la caratteristica principale del cinema del nostro paese da subito dopo l’indipendenza sino all’inizio del periodo nero. Con L’altro lato della specchio, e il titolo stesso lo suggerisce, si assiste ad un ritorno di interesse per il sociale e soprattutto per i suoi aspetti nascosti. Un giovane meccanico e tassista che vorrebbe emigrare prende a bordo della sua vettura una giovane cliente in lacrime. La ragazza con un pretesto scende e si eclissa. Il pianto di un bambino rompe il silenzio. Kamel, interpretato benissimo da Rachid Farès che merita sicuramente un maggior numero di parti da protagonista, prima interdetto, poi intenerito e furibondo contemporaneamente, prende il bambino con sé. Egli stesso è stato abbandonato da piccolo e la donna che lo ha allevato accetta di occuparsi del piccolo. Il triangolo che si crea tra il giovane autista di taxi, la ragazza madre, Selma (Nassima Shems), e il bambino diviene lo spazio di un gioco sociale e psicologico nel quale entrano, uno dopo l’altro diversi personaggi con le loro storie, ambizioni, sentimenti, desideri. Il conflitto si esplicita in tutti i suoi elementi e i tabù vengono svelati. La storia di Selma, che Kamel scopre compiendo una vera e propria inchiesta, mostra il dramma delle ragazze madri che non aveva mai superato la soglia della cronaca giornalistica. Sceneggiatura e realizzazione non si tirano indietro in nessun caso rispetto ai problemi che trattano. Si dice audacemente che Selma è stata violentata in famiglia, che la madre sapeva e non ha parlato, né l’ha difesa quando il padre l’ha messa alla porta. Questa audacia però non può essere definita aggressiva, anzi si esprime con una certa serenità di tono cui, probabilmente, non è estranea la formazione sociologica di Nadia Cherabi. la regista, inoltre, ha certamente tenuto conto del fatto che il film dopo il passaggio in sala avrà, grazie alla coproduzione ENTV, una versione televisiva a puntate. Si potrebbe pensare che questo tipo di approccio abbia potuto edulcorare la violenza del tema. Non accade assolutamente, al contrario nonostante qualche passaggio più sentimentale, necessario alla drammatizzazione del soggetto, il film evita gli eccessi, le geremiadi ed il “teatralismo” che penalizzano sovente il cinema algerino quando tratta argomenti di una certa gravità. Rifiutando gli “effetti speciali” e le “scene madri” si suggerisce efficacemente la “banalizzazione” dell’argomento. Risulta ben chiaro, infatti, che la realtà delle ragazze madri non è più un fatto privato ma un fenomeno sociale. Con una buona fattura, una realizzazione classica ma efficace, una distribuzione che sembra funzionare L’altro lato della specchio dovrebbe ottenere un successo popolare e il rispetto che merita per il coraggio che ha avuto Nadia Cherabi nell’appendere allo schermo l’altro lato della società.
Slimane Brada, El watan