Il Premio Sigillo della Pace

Premessa

Il Sigillo della Pace è il solo riconoscimento ufficiale, nel mondo, per le autrici cinematografiche che realizzano opere di grande valore, testimoniando dalle situazioni caratterizzate da guerra, razzismo ed oppressione sessista e propongono l’incontro e la conoscenza tra le culture per la risoluzione dei conflitti.

L’originalità di questo premio consiste nel fatto di sottolineare non solo la presenza femminile nel campo di una nuova professionalità, spesso in luoghi dove il lavoro delle donne è poco qualificato e poco valorizzato, ma la funzione specifica di questa presenza.

Si tratta, infatti, di un premio attribuito non solo ai meriti artistici e quindi al valore estetico – espressivo dei film ma anche ai temi prescelti e al modo in cui essi vengono affrontati. Esprime una speranza ed indica una strada, quella del dialogo dell’incontro e della collaborazione tra i popoli, considerando centrale il ruolo delle donne, nuove protagoniste nelle comunicazioni di massa.

La partecipazione delle donne alla riflessione e all’elaborazione delle immagini del mondo è ormai universalmente considerato un indicatore fondamentale del livello di democrazia.  Per questa ragione si vogliono incoraggiare le donne che operano nelle condizioni più difficili, perché la loro voce possa essere udita e le loro immagini possano essere diffuse.

 

Finalità del Premio Sigillo della Pace

Far conoscere e valorizzare le autrici cinematografiche, di qualunque paese, che realizzano opere particolarmente originali e coraggiose per contenuti e stile.

Aiutare la creazione artistica di registe che lavorano in aree particolarmente rischiose per la violenza dei conflitti in atto o per l’attitudine discriminante e oppressiva dei contesti sociali.

Favorire la diffusione di opere che, pur di indiscusso valore artistico ed etico, non trovano nel nostro paese il modo di raggiungere il pubblico. Ampliare quindi l’offerta culturale cinematografica e contemporaneamente favorire la pluralità dell’informazione attraverso uno dei punti di vista meno rappresentati: quello femminile.

Formare tra i più giovani un’abitudine alla visione critica e consapevole dei prodotti della comunicazione di massa, attraverso la conoscenza di opere di particolare valore, che favoriscono l’attitudine alla partecipazione democratica, l’educazione alla non violenza e al rispetto delle diversità.

Obiettivi del Premio

  • Premi e riconoscimenti possono, a volte, costituire uno scudo efficace alle vessazioni in cui facilmente incorrono le autrici che operano nelle situazioni più estreme, sia perché portatrici di pensiero critico, sia perché donne.
  • Premiare la professionalità femminile, nel campo dell’informazione mediatica e del cinema in particolare, significa dare valore alla presenza delle donne in un campo dell’espressione artistica, ma anche dell’attività lavorativa, ancora fortemente squilibrato. Il cinema come professione è tuttora una scelta estremamente difficile, per una donna ( che rappresentano meno del 5% nella produzione mondiale e alla maggior parte degli esordi non fa seguito una coerente carriera professionale o artistica).
  • Il lavoro di ricerca, che viene compiuto ogni anno per individuare le opere e le autrici da premiare, porta all’assegnazione di uno e a volte due Sigilli, e alla segnalazione di un certo numero di lavori di grande interesse sui temi centrali della società contemporanea. Questo permette di creare un repertorio, al quale svariati soggetti possono attingere per attività di studio, ma anche e soprattutto per organizzare momenti di discussione e riflessione collettiva.



Sigillo della Pace 2011 a Lorella Zanardo per il cortometraggio Il corpo delle donne  e a Maria Novaro per il film a soggetto Las buenas hierbas.

 

Il corpo delle donne

Regia: Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù

È un documentario che, attraverso la Rete e gli altri modi della comunicazione digitale, ha raggiunto, in pochissimo tempo, un gran numero di persone, provocando reazioni e discussione in ogni ambiente. Partendo dalla volontà/necessità di mettere in discussione l’immagine femminile televisiva nel nostro paese, ritenuta molto lontana dalla realtà delle donne italiane, si è giunti ad un risultato d’ordine più generale. Il corpo delle donne ha dimostrato come sia possibile utilizzare i mezzi audiovisivi di ultima generazione per una riflessione critica molto allargata sui modi della costruzione e della fruizione dei messaggi. È anche un ottimo strumento di lavoro per chi vuole prestare attenzione ad una educazione all’immagine capace di far crescere consapevolezza e senso critico nei più giovani.

Lorella Zanardo

Ha ricoperto importanti ruoli direttivi manageriali in organizzazioni multinazionali sia in Italia che all’estero, in particolare a Parigi, dove ha coordinato progetti europei. È stata consulente e docente nei paesi dell’Est per la Comunità Europea. Si è occupata lungamente di Gestione dei cambiamenti organizzativi, ideando tra l’altro il corso “L’Arte del Cambiamento”.
Ha gestito progetti di Diversity Management, apprendendone i modelli in Canada e in USA e  coordinato il primo Master in Etica del Business.
Laureata in Letterature Straniere, con una tesi sul teatro inglese contemporaneo, ha successivamente conseguito un master in Business Administration.
Ha studiato recitazione, canto e ballo per molti anni, passioni che continua a coltivare. Studiosa di Paesi mediorientali, ha scritto e diretto un documentario in Iraq durante l’embargo: L’Iraq prima della guerra.

Las buenas hierbas

Regia: Maria Novaro

È l’ultimo, apprezzatissimo, film della più importante regista messicana contemporanea. Tratta con delicatezza e coraggio un dramma che tocca molti anziani e le loro famiglie. Invita a riflettere sul valore degli affetti, sui modi che la cultura tradizionale e la sapienza popolare hanno tramandato per affrontare i passaggi più difficili e inevitabili dell’esperienza umana. Dalia, la protagonista del film, è una giovane donna, separata e con un bambino, la cui madre, Lala, lavora presso l’orto botanico di Città del Messico, dividendo il suo tempo tra la cura delle piante e gli studi etnobotanici.  La vita felice di madre, figlia e nipote cambia di segno quando Lala scopre di essere affetta dal morbo di Alzheimer e chiede alla figlia di aiutarla, affidandole le sue conoscenze sulle piante medicinali della tradizione precolombiana, basate sull’antico Codice de la Cruz-Badiano.

Maria Novaro

Maria Novaro è certamente la regista più nota tra quelle emerse nella fioritura dei talenti femminili che hanno caratterizzato gli anni 80 in Messico, ed anche quella che ha realizzato il maggior numero di film.
È nata a Città del Messico. Negli anni 70 ha studiato Sociologia all’Universidad Autonoma de Ciudad de Mexico (UNAM), dove ha partecipato al collettivo femminista Cine Mujer per la produzione di vari documentari, con cui è passata ad occuparsi definitivamente di cinema. Ha anche studiato produzione cinematografica presso il Centro Universitario de Estudios Cinematrográficos (CUEC). In quel periodo, realizza cortometraggi in super 8 e 16mm. Ha fatto esperienza in molti ruoli della produzione del film: al montaggio sonoro, come operatrice, e come assistente del regista Alberto Cortès. Molto presto si è avvicinata alla regia con il primo corto  “Una isla rodeada de agua”.  I suoi film sono stato presentati e premiati nei più importanti festival del mondo. La reputazione di talento originalissimo ha cominciato a circolare nel 1981, con il suo secondo film Danzòn, grande successo al Festival di Cannes. Altri film a soggetto da ricordare sono: Lola (1989), Motel Eden (1994) e Sin dejar huella (2000). Attualmente vive e lavora nel cinema a Città del Messico.