Gli eventi del Ramo d’oro

Venerdì 7 novembre 2008

XI Sigillo della pace ad Alina Marazzi

Programma della cerimonia in Palazzo Vecchio – Sala degli Elementi

  • Ore 10: Daniela Lastri, Assessore alla Pubblica Istruzione presenta Alina Marazzi
  • Ore 10,30: Lezione-incontro della regista con gli studenti delle Scuole Superiori
  • Ore 12,00: Consegna del Sigillo della Pace

AlinaMarazziAlina Marazzi è un’amica del festival dove ha presentato i suoi primi lavori amatissimi dal pubblico e dalla critica. E’ una giovane artista dal talento visivo sicuro e raffinato, che percorre con leggerezza sentieri difficili e pieni d’insidie. Della realtà coglie l’essenziale, pur testimoniando l’impossibilità di una visione univoca, di una parola definitiva. Forse per questo utilizza così bene il diario, che non è uno strumento, bensì una tecnica della narrazione soggettiva. Così il tentativo dichiaratamente impossibile di “colmare” l’assenza materna (Un’ora sola ti vorrei), accumulando testimonianze, fotogrammi e sequenze strappate alla distanza del tempo, quasi miracolosamente, rendeva l’immagine della giovane donna scomparsa ancora più misteriosa e sfuggente. Poi la storia di una vocazione (Per sempre), marcata da vicino nel meno penetrabile dei luoghi, le mura segrete di un convento, terminava con la comunicazione asciutta, essenziale e spiazzante, che la suora aveva abbandonato l’abito sacro ed era “tornata nel mondo”. Vogliamo anche le rose è uno straordinario film controcorrente, che parla, in modo originale, di anni per i quali predomina il racconto stereotipato d’ideologia e violenza, un po’ propaganda e un po’ vecchia Storia fatta di re e guerrieri. Alina Marazzi se ne tiene lontana, regalando a donne e uomini, con grande libertà e sapienza espressiva, la possibilità di riflettere su un tempo non lontano che ha modificato il sentire comune e sull’esperienza di un movimento, il solo, che come ha detto Rossana Rossanda, “ha cambiato con la sua onda il profilo della costa”.

Da venerdì 7 novembre a martedì 11 novembre 2008

Mostra fotografica di Jocelyne Saab

JocelyneSaabDi nuovo a Firenze Jocelyne Saab, che l’anno scorso c’incantò con Dunia, il film scandalo sulla grande cultura arabo-magrebina della sensualità il cui attuale e violento ripudio ferisce, non solo metaforicamente, le donne dei paesi che si affacciano sull’altra sponda del Mediterraneo. Porta con sé un saggio che sarà esposto nella piccola galleria del cinema Odeon, della mostra Doppio sguardo, aperta in contemporanea a Beirut. Sono composizioni fotografiche che focalizzano il tema: Icone, sensi e sensibilità ma che indagano anche sulla percezione della civiltà occidentale da parte quella parte di quell’Oriente, non propriamente geografico, che si identifica nel “mondo arabo”. Se esiste un “Orientalismo” fatto di stereotipi e pregiudizi, cosa ci fa credere che non esista un “Occidentalismo” altrettanto prevenuto e distorto? Individuarne le caratteristiche può essere un buon modo di criticarlo dall’interno e limitarne i danni.
L’indagine sulla genesi dei miti contemporanei prosegue poi con una città, l’amata e odiata Beirut, città star dalla personalità misteriosa e multiforme, sino alla tragedia e all’orrore, ma capace di riprese imprevedibili. Certamente nell’immaginario di un cinema glorioso, ma anche nella realtà dei suoi giovani intraprendenti e cosmopoliti.
Sabato 8 novembre 2008

Personale di Anita Thacher

AnitaThacherAnita Thacher vive e lavora a New York. Dialoga con pittori e poeti attraverso le sue opere multimediali. Le relazioni spaziali e quelle psichiche costituiscono per lei un oggetto d’indagine ricorrente. Possiede il dono di rendere inquietante il quotidiano e familiare l’inconsueto. Le sue installazioni, all’aperto o tra le mura di una galleria, svelano la trama dei sogni e le regole del vedere mentre i suoi film passano dal reale al surreale, con una perfezione danzante di tempi ed effetti. L’ironia e la bellezza delle immagini contrassegnano le sue sperimentazioni. L’amore e il rispetto per le diverse forme dell’espressione artistica, le permettono anche di documentare, in modo avvincente, il lavoro di una grande fotografa del 900, come anche le tracce di una civiltà india fantasiosa e scomparsa. Presentiamo la prima Personale mondiale delle sue opere, sette delle quali saranno proiettate in sala, mentre altre cinque, più la documentazione delle installazioni, potranno essere viste, a ciclo continuo, in uno degli spazi espositivi del cinema. A Firenze Anita Thacher ha scelto le porte del Cinema Odeon per un intervento artistico che darà il benvenuto, da venerdì 7 a martedì 11, al pubblico del festival.

Proiezioni su schermo:

  • Permanent wave – USA, 1966, 3’
  • Homage to Magritte – USA, 1975, 10’
  • Sea Travels – USA, 1978, 11’
  • The Breakfast Table – USA, 1979, 14’
  • Laura Gilpin, An Enduring Grace – USA, 1987, 28’
  • Painted Earth. The Art of the Mimbres Indians – USA, 1989, 16’
  • Lost/In memoriam – USA, 2006, 7’

Visione sul monitor:

  • Manhattan Doorway – USA, 1968/80, 2’
  • Back Track – USA, 1969, 7’
  • Loose Corner – USA, 1986, 16 mm, 10’
  • One Art – USA, 1987, 2’
  • To the top – USA, 1991, 7’
  • Open House – USA, 1998
  • Light House – USA, 1998
  • Night Light – USA, 1998
  • Drawing Rooms – USA, 2002

Serata Africa

Joséphine à tout prix

Dagnou_01L’Africa ha inviato a Firenze, spesso, grandi donne. Joséphine N’Dagnou è l’ultima e la più grande scoperta del festival, per più ragioni. Non solo perché è una pioniera del cinema del suo Paese, a lungo in televisione, come attrice e animatrice, e sicuramente la prima a cimentarsi con la regia, ma perché ha saputo realizzare un’opera che ha commosso e coinvolto tutto il Camerun. Ne ha scritto la sceneggiatura, ha scovato gli scarsi finanziamenti, coinvolgendo lo stato, la Tv e alcune imprese del posto, l’ha interpretata e l’ha girata tra Camerun e Francia, grazie all’interesse della grande montatrice Andrée Davanture.
Con Paris à tout prix, Josephine ha riportato nelle sale di cinema tutti quelli che non ci andavano più, le donne in primo luogo. La dove non c’erano sale, perché la realtà dell’Africa è ancora il villaggio, ha preso un camion, con proeittore e schermo, e ha proiettato il film all’aperto. Scoprirete da soli perché il suo è diventato il film dell’anno, quello che tutti hanno visto e discusso. Vi anticipiamo che affronta, in modo autorevole e personale, l’esodo dei giovani dall’Africa. L’unico sogno condiviso, sembra essere quello di scappare subito e a qualsiasi prezzo dalla povertà e dall’assenza di futuro. Quando Joséphine N’Dagnou incede con il passo della diva, sia a Parigi che a Yaoundé, parecchi compatrioti la riconoscono e la fermano per dirle quanto hanno amato il suo personaggio di Ta’ Zibi ne L’etoile du Nord, una delle prime fiction della nascente televisione del Camerun.

Domenica 9 novembre 2008

Omaggio a Maria Mercader

Presentazione del libro Maria Mercader, una catalana a Cinecittà, Liguori Editore, Napoli 2007 di Gualtiero De Santi
Ne parlano l’autore e Manuel De Sica, il figlio musicista.

La Retrospettiva

MariaMercaderNegli anni Quaranta entrano anche a Cinecittà tante attrici italiane, che cominciano a giocare ruoli diversi e tra l’ingenua e la perversa d’obbligo al tempo, s’intravede la donna moderna, che lavora e vive anche fuori della famiglia.
Maria Mercader è una di queste, viene dalla Spagna, dove è già famosa. Arriva in Italia, gira nel decennio moltissimi film, in cui, ad esempio, oltre l’ingenua fanciulla (I nostri sogni di Vittorio Cottafavi), interpreta la “maestrina dalla penna rossa” (Cuore di Duilio Coletti) e una delle studentesse della trascrizione in cinema del romanzo di formazione più censurato dell’anteguerra, firmato da Alba De Cespedes (Nessuno torna indietro di Alessandro Blasetti).

Premio Gilda

vedi anche: 2008 – Teresa Saponangelo e Anna Karina

Teresa Saponangelo: una napoletana verace ma non troppo

Teresa_SaponangeloTeresa Saponangelo appartiene alla grande onda napoletana, tra teatro e cinema, come vuole una lunga tradizione, che, come accadde per De Sica, esige anche che non sia napoletana verace. Ma la interpreta magnificamente e vince un’enormità di premi.
Dal Sacher d’Oro 1998 e il Premio De Santis per Polvere di Napoli di Antonio Capuano, al Premio Ubu 2002 per l’interpretazione di Dorina, nel Tartufo di Molière diretta da Toni Servillo, alla candidatura al Nastro d’Argento per In principio erano le mutande di Anna Negri
In teatro, lavora anche con Mario Martone, Giorgio Barberio Corsetti, ma da quando accompagna l’esordio al cinema di Stefano Incerti (Il verificatore), già collaboratore in teatro di Pappi Corsicato e Mario Martone, è l’attrice nuova del cinema, in Compagna di viaggio di Peter Del Monte, I vesuviani (episodio di Stefano Incerti), Le acrobate di Silvio Soldini e Pianese Nunzio 14 anni a maggio, ancora di Capuano. Con Paolo Virzì gira Ferie d’agosto e di recente Tutta la vita davanti. E’ spesso, ma non troppo, in fiction televisive, tra cui La squadra, interamente girata a Napoli. Nel 2004 ha fondato la sua società Tournesol, per girare progetti tra cinema e teatro. Il Premio Gilda vuole premiare le attrici che sperimentano ruoli difficili, altre vite e mestieri, non solo sullo schermo, e lei, l’artista tormentata di Ossidiana, lo merita quest’anno più di ogni altra.

Anna Karina: due o tre cose che sappiamo di lei

Anna_KarinaLa Novelle Vague ha avuto, tra i suoi tanti meriti, quello di fissare per sempre, attraverso i media in fibrillazione per i grandi cambiamenti giovanili degli anni Sessanta, l’immagine della nuova donna. Una che potevi trovare e fermare per strada, colpito dalla sua strana e contagiosa vitalità, dalla bellezza fuori dagli schemi e dagli schermi. Così la danese Hanna Karin Blarke Bayer, arrivata giovanissima a Parigi dalla Danimarca, diventa Anna Karina e sposa Jean Luc Godard, il maestro del cinema francese, che ha dieci anni più di lei. Lui era ancora il critico dei Cahiers più refrattario alla regia, ma aveva appena realizzato il suo primo lungometraggio di grande successo Fino all’ultimo respiro, che consacrava la grazia del più grande bellimbusto di cinema Jean Paul Belmondo.
Lei era fuggita dalla nativa patria del Nord con l’incoscienza e l’energia di quegli anni, col progetto di iscriversi alla Scuola d’Arte Drammatica. Per realizzarlo era diventata la modella preferita dei grandi magazine, una ragazza da copertina che guadagnava parecchio e metteva da parte soldo su soldo. Altezza nordica, grandi occhi in primo piano, che sbucano interrogativi da sotto gli occhiali scuri e il feltro nero, che porta tuttora, Anna è l’immagine della prima stagione espressiva di Godard e l’icona di un cinema che ancora trasmette quella felicità di amare e girare insieme.
Finito il tempo di Godard, continua la vita d’attrice tra cinema e teatro ma scopre che le piace anche la regia, con un corto e un lungometraggio, entrambi approdati a Cannes. Poi il tempo passa e lei intraprende altre carriere, si accorge, con la stessa naturalezza, che anche la sua voglia di cantare sempre poteva diventare un mestiere. Celebri i duetti con Serge Gainsbourg, che le dedica il music-hall Anna.
Questo suo film Victoria, che presenterà in anteprima a Firenze, girato in Canada, è un po’ la somma delle sue tre vocazioni e anche forse l’inizio di una nuova stagione della sua vita. Il tempo passa, certo, ma con lei è proprio galantuomo.

Lunedì 10 novembre 2008
ore 10.00 – 13.00 Gabinetto Vieusseux – Palazzo Strozzi

Focus: Strategie di Pari Opportunità per le donne che lavorano nel cinema e nella televisione

Coordina Marina Capponi, Consigliera di Parità, Intervengono: Wilma Labate (regista), Silvana Silvestri (critica cinematografica), Flavia Laviosa (docente universitaria USA), Paola Tinari (Rai), Aine O’Healy (docente universitaria USA) Teresa Saponangelo (attrice) e le registe Hejer Charf, Josephine N’Dagnou, Maria Teresa Curzio, Silvana Maja, Giovanna N. Silvestri, Cristina Berlini, Nadia Cherabi, Rossella Schillaci, Lucia Vannucchi, Catherine Galodè, Jocelyne Saab.

Martedì 11 novembre 2008

Carta bianca al Festival di Marsiglia

Catherine_GalodIl Festival Films Femmes Méditerranée di Marsiglia presenta a Firenze Catherine Gallodé, artista visiva poliedrica e grande maga teatrale. Di formazione classica (…se avessi dovuto scegliere il libro da portare su un’isola deserta avrei scelto l’Iliade…) e allieva del Conservatoire National de Danse Classique è arrivata al cinema attraverso il teatro, la coreografia e la recitazione. Nella “caverna platonica” della sala montaggio ha trovato Alì Babà con tutti i suoi ladroni carichi di doni per costruire moderne, favolose, narrazioni. Ha lavorato per il cinema e la televisione, montando lungometraggi, documentari e cortometraggi per Frédéric Rossif, Peter Brook, René Allio. E’ anche regista e ha inventato un suo modo particolarissimo di fare teatro con i bambini. Ha vissuto a Parigi, a Londra e ha scelto di vivere a Marsiglia, porto di tutti gli esili, la sola città ad avere eretto in piazza del mercato una statua ad Omero. A Firenze presenta il più personale dei suoi film: Lala, ma mère.

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